Pagina:Canti (Leopardi - Donati).djvu/163

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i nuovi credenti 153

     Ed oggi del suo duca egli su l’orma
movendo, incontro a me fulmini elice
dal casto petto, che da lui s’informa.
     — Bella Italia, bel mondo, etá felice,
65dolce stato mortal! — grida tossendo
un altro, come quei che sogna e dice;
     a cui per l’ossa e per le vene orrendo
veleno andò giá sciolto, or va commisto
con Mercurio ed andrá sempre serpendo.
     70Questi e molti altri, che nimici a Cristo
fûro insin oggi, il mio parlare offende,
perché il vivere io chiamo arido e tristo.
     E in odio mio, fedel tutta si rende
questa falange, e santi detti scocca
75contra chi Giobbe e Salomon difende.
     Racquetatevi, amici. A voi non tocca
dell’umana miseria alcuna parte,
che misera non è la gente sciocca.
     Né dissi io questo, o se pur dissi, all’arte
80non sempre appieno esce l’intento, e spesso
la penna un poco dal pensier si parte.
     Or mia sentenza dichiarando, espresso
dico, ch’a noia in voi, ch’a doglia alcuna
non è dagli astri alcun poter concesso.
     85Non al dolor, perché alla vostra cuna
assiste, e poi sull’asinina stampa
il piè per ogni via pon la fortuna.
     E se talor la vostra vita inciampa,
come ad alcun di voi, d’ogni cordoglio
90il non sentire e il non saper vi scampa.
     Noia non puote in voi, ch’a questo scoglio
rompon l’alme ben nate; a voi tal male
narrare indarno e non inteso io soglio.
     Portici, San Carlin, Villa reale,
95Toledo, e l’arte onde barone è Vito,13
e quella onde la donna in alto sale,