Pagina:Canti (Leopardi - Donati).djvu/28

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18 i. canti

ai rischi. Ahi, ahi! ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai piú vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
90al fanciullin, che non al saggio, appare.

     Nostri sogni leggiadri ove son giti
dell’ignoto ricetto
d’ignoti abitatori, o del diurno
degli astri albergo, e del rimoto letto
95della giovane Aurora, e del notturno
occulto sonno del maggior pianeta?3
Ecco svaniro a un punto,
e figurato è il mondo in breve carta;
ecco, tutto è simile, e, discoprendo,
100solo il nulla s’accresce. A noi ti vieta
il vero, appena è giunto,
o caro immaginar; da te s’apparta
nostra mente in eterno; allo stupendo
poter tuo primo ne sottraggon gli anni;
105e il conforto perí de’ nostri affanni.

     Nascevi ai dolci sogni intanto, e il primo
sole splendeati in vista,
cantor vago dell’arme e degli amori,
che in etá della nostra assai men trista
110empiêr la vita di felici errori:
nova speme d’Italia. O torri, o celle,
o donne, o cavalieri,
o giardini, o palagi! a voi pensando,
in mille vane amenitá si perde
115la mente mia. Di vanitá, di belle
fole e strani pensieri
si componea l’umana vita: in bando
li cacciammo: or che resta? or poi che il verde
è spogliato alle cose? Il certo e solo
120veder che tutto è vano, altro che il duolo.