Pagina:Canti (Sole).pdf/184

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selim-bey 127


Ei diè, balzando, un grido; e più non disse;
     E tacque lungamente, e lungamente
     Su la venuta le pupille affisse
     Con tale un guardo, ond’ei parea demente.420
     Come su donna che da l’urna uscisse
     Bella di rosea gioventù recente,
     Pendea su lei, maravigliando, e mille
     Strani lampi gli uscian da le pupille.

»— Dio! — pensava fremente — era sopita425
     Di quei giorni d’amor la ricordanza!
     Nè in questa arida landa isterilita
     Di rivederla più valea speranza!
     Giù nel Danubio disparia ferita,
     E di martire amante avea sembianza:430
     Oggi a le foci del Danubio appare,
     E bella e schiava me la rende il mare!— »

E rimanea silenzïoso: ed ella,
     Ignara se pur fosse amore o sprezzo,
     Supplice e fiera, dubitante e bella435
     De l’ampia sala si prostrò nel mezzo.
     De le chiome nerissime le anella
     Le gian cascando con amabil vezzo,
     Mentre, le braccia protendendo, a viva
     Concitata parola il labbro apriva.440

» — Non mi spregiar! Cotesto occhio turbato
     Il cor m’infosca, e le mie forze eccede!
     Non recusarmi! Fu terribil fato,
     Se al mio primo signor mancai di fede!