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Pagina:Capella - L'anthropologia, 1533.djvu/14

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DELL'ANTHROPOLOGIA

la ragione, et l'intelletto allui conceduto, se ne facesse degno. Non meno ancora, disse madonna Iphigenia, vale questo ammaestramento per le donne. Cosi è, rispose il Poeta, et però, poscia che altro affare non habbiamo, sara bella cosa parlare alquanto di questa materia. Bella materia in vero, disse il Musicola, fie il parlare dell'eccellenza dell'huomo, et della singolare sua industria et ingegno; per lo quale egli piu che la femina merita lode infinita. Ne men bello, rispose il Poeta, sarà il ragionare della degnità et virtù del sesso feminile; il quale quantunq;(ue) nelle parole il piU delle volte da gli huomini sia tenuto per vile; non dimeno negli effetti appo loro medesimi è di stima gră(n)dissima. Ne voi Messer Lancino, soggionse madonna Iphigenia, che piu vecchio et savio siete istimato, è convenevole tacere; essendo messo in campo si bel soggetto di ragionare, et rare volte, per quello che mi sia accaduto intendere da altri trattato. Anzi io non potrei, rispose egli, tacere, udendo dire che la Natura humana sia di tanta eccellenza; la quale da ogn'uno di sano giuditio è sempre stata riputata misera, et piena d'infinite angoscie. Ma prima che piu avanti io dica; il Musicola, se non gli è grave la fatica, dirà de gli huomini; et il Poeta seguirà, si come ha gia proposto, delle lodi delle donne. Allhora il Musicola, à cui la prima p(ar)te del ragionamě(n)to appartenea, tenuti alquă(n)to come pĕ(n)soso gli occhi fissi verso il cielo, cosi fece prí(n)cipio. Io fra me spesse volte la infinita providenza del sommo Iddio, et della maestra del tutto Natura considero; che habbia creato il mondo unico, perpetuo,