Pagina:Capuana - Come l'onda.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
234

Ciccio, per bocca del Notaio Brà-brà, che ci si era messo di mezzo, mandò a dirgli che rinunziava alla dote, benchè la cosa potesse sembrare una canzonatura, perchè la ragazza era figlia unica, si rabbonì, pur continuando a nicchiare.

Don Ciccio si era comportato da galantuomo, quantunque contadino. Dopo la prima sera del rapimento, avea condotto la ragazza in casa del farmacista Milazzo, raccomandandola alla sua buona signora.

Avvenuto il matrimonio.... appena scorsa una settimana, ricevendo una visita della madre, le si era buttata tra le braccia piangendo:

— Ah! Mamma!... Mamma!

La mamma le aveva fatto un’interrogazione così brutale, che donna Fina aveva arrossito sino alla radice dei capelli.

— No! No, mamma! — protestava. — È pazzo.... non so!... Mi fa paura!

— Pazzo? Perchè?

— Mi dice: Va’ a letto, vengo sùbito. E si mette ad andare su e giù per le tre stanze e la cucina. Gesticola, borbotta, non sembra lui; sposta seggiole, sposta oggetti, pesta i piedi. L’ho guardato dall’uscio della camera.... Mi fa paura!... Mamma!

— E poi?

— Poi, questa notte, sentendogli scendere cautamente le scale, ho aperto a fessura la finestra.... Andava via, come brancolando nel buio.... lo vedevo appena.... svoltò cauto.... E di lì a poco tornò, in fretta.... Portava qualcosa in una mano.... Io mi rimisi a letto.... Lo vidi entrare calmo. — Come? Non ti sei addormentata? — mi disse. — Io non ho potuto chiuder occhio, ma lui ha fatto tutto un sonno fino a stamattina....

Non vi stupite, caro cavaliere.... Vi annoio? No?