Pagina:Capuana - Come l'onda.djvu/60

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
56


Accelerando sempre più il passo di mano in mano che quel terrore riprendeva intero possesso di lei era arrivata a piè della scala, ansante, con le ginocchia fiacche, peggio che se avesse fatto una gran corsa; e dovette reggersi al ferro della ringhiera per montar gli scalini, e poi fermarsi un momento dietro l’uscio per riaversi e ricomporsi prima di suonare il campanello.

La bambina le era venuta incontro saltellante, agitando il telegramma del babbo. Teresa lo aveva mezzo strappato per aprirlo; e lettolo, si era lasciata cascare sulla seggiola, trattenendo a stento le lacrime, coprendo di baci la testina bionda della bambina, che domandava:

— È del babbo? Verrà domani?

— Sì, sì, domani!

La gioia della sua creatura le dilaniava il cuore.

— Domani!

Forte della propria innocenza, durante l’interminabile nottata, ella si era ripetuta una dietro l’altra, per fissarsele meglio nel cuore, tutte le confortanti parole del vecchio sacerdote; e aveva invocato dal cielo il coraggio di risparmiare al marito l’immeritato strazio di quell’onta. Neppure la sua bambina doveva un giorno arrossire quantunque a torto, della povera mamma! Dio certamente avrebbe impedito che quest’altra creatura, per la quale ella non avrebbe potuto mai avere viscere di madre — lo sentiva, mai! mai! — venisse viva alla luce.

Le ore scorrevano con tormentosa lentezza sul quadrante dell’orologio, che ella osservava a intervalli; le pareva intanto che le sue preghiere, nella vasta