Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/123

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— E non abbiamo voluto aspettare di più per informarci della vostra salute...

— Grazie. Che ora è? — ella domandò, rannicchiandosi meglio sotto le coperte.

— Sono quasi le due — rispose il conte.

— Così tardi!

— Come ti senti?

Il signor Paolo era inquieto: aveva saputo di quella indisposizione soltanto sul finire della festa.

— Come vi sentite? — replicò il conte.

Giacinta stette un momento senza rispondere, cogli occhi chiusi.

— Non molto bene — poi disse.

— Faremo chiamare il dottore. Oh, scotta.

Il conte le aveva messo una mano sulla fronte, ma ella gliela allontanò con un movimento vivace.

— Non sarà nulla, vedrà — rispose la signora Teresa che osservava con diffidenza la figlia.

— Ma se scotta! Ha la febbre. Che disgrazia! Proprio il dì delle nozze!

— Lasciatemi riposare. Il riposo val più d’ogni rimedio — disse Giacinta languidamente.

Provava un malessere indefinibile, una stanchezza piena di nausea.

— Era ben desta?

Avrebbe voluto, per un gran pezzo, continuare a dormire.

— Dunque era vero?... Il matrimonio... la festa... Andrea!

Le idee le si destavano pigramente, confusamente nel cervello, come avvolte da una nebbia, col tepore del letto, alla mezza oscurità della camera dove gli occhi semiaperti non distinguevano quasi nulla. Poi, mentre questa indeterminatezza gradevolissima co-