Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/35

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Ma non sono cattiva. Orgogliosa, anche troppo. L’orgoglio è il mio coraggio.

— E, per l’avvenire? — tornò a ripetere Andrea.

— Oh! — esclamò Giacinta. — Vuoi dunque strapparmela per forza la terribile parola?... Vuoi dunque...

Tentò d’alzarsi; ma un lembo della veste, impigliato sotto il piede dello sgabello, la ritenne. Allora, chinatasi per scostare lo sgabello e nascondendo con quel pretesto il suo imbarazzo:

— Ebbene — disse — l’uomo del mio cuore potrà, forse, un giorno... diventare il mio... amante; marito mio, no; mai!

E si levò, strappando la veste.

Andrea, visto rientrare il commendatore Savani con la signora Marulli, gli andò incontro:

— Mi aveva detto di aspettarla!... Eccomi qui.

— Ah!... Mi rammento — rispose il commendatore, prendendogli il braccio — Venite. Buona notte, Teresa.

La signora Marulli attese che fossero usciti dal salotto; poi, con una di quelle sue occhiate che dicevano tanto, le gridò sotto voce:

— Grulla!

— Mamma! — rispose Giacinta sdegnata.

— Che c’è? — domandava il signor Marulli apparso sull’uscio.

— C’è... che tua figlia è pazza! — rispose la signora Teresa, passando con tanta furia da dare appena tempo al marito di tirarsi da parte.

Giacinta con le braccia tese in giù irrigidite, coi pugni stretti, era diventata bianca come un cencio lavato.

— Che vuol dire? — tornò a domandare il signor Marulli, interdetto.