Pagina:Carocci La villa medicea di Careggi.djvu/49

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penetrar dentro alla villa chiusa e munita alla pari d’un castello, si contentarono d’appiccarvi il fuoco.

Le fiamme s’inalzarono terribili e minacciose fra le mura del palagio di Cosimo. Le stoffe preziose, i mobili artisticamente eleganti, i trittici dorati, le tavole dei grandi maestri di quel tempo, le pergamene rarissime, tutto fu divorato dall’elemento distruttore; caddero i grandi palchi carbonizzati dalle fiamme, crollarano le volte; ma restò intatta, salda, a sfidar la rabbia degli elementi e degli uomini la corona di solide mura merlate che chiudeva come in una cerchia di ferro l’edifizio sacro a tante memorie.

Caduta Firenze sotto i colpi delle armi assoldate a difesa d’ambizioni e di cupidige sfrenate, fu tra le prime cure del Duca Alessandro, fattosi signore della città, di restituire Careggi alle sue condizioni primitive, non foss’altro che per dimostrare rispetto e riverenza verso il luogo consacrato ai più gloriosi ricordi della famiglia.

Il periodo storico di Careggi finisce qui: finisce coll’epoca in cui i Medici acquistarono sì una autorità maggiore; ma abbandonarono le vecchie e insigni tradizioni di Cosimo e di Lorenzo.

Careggi, sotto il principato, non ebbe nessuna differenza dalle tante altre ville dove i Duchi e poi i Granduchi andavano a trovare pace e riposo.

Careggi, Cafaggiuolo, Trebbio, la Quiete, Fiesole, la Petraja, Poggio a Cajano, Artimino, Lappeggi, Poggio Baroncelli, Mezzo Monte, si divisero egualmente l’onore d’alloggiare i personaggi della famiglia regnante e gli ospiti che venivano a passar qualche tempo ad una corte sempre famosa per le sue tradizioni ospitaliere.

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