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232 il cortegiano


ascoltati, dicevano secretamente quelle sole parole che importavano, ed altamente tutte l’altre, che si poteano accommodare a diversi propositi.— Allora messer Federico, Il parlar, disse, così minutamente di queste avvertenze di secretezza, sarebbe uno andar drieto all’infinito; però io vorrei piuttosto che si ragionasse un poco, come debba lo amante mantenersi la grazia della sua donna, il che mi par molto più necessario.

LXIX. Rispose il Magnifico: Credo che que’ mezzi che vagliono per acquistarla, vagliano ancor per mantenerla; e tulto questo consiste in compiacer la donna amata senza offenderla mai: però saria difficile darne regola ferma; perchė per infiniti modi chi non è ben discreto fa errori talora che pajon piccoli, nientedimeno offendono gravemente l’animo della donna; e questo intervien, più che agli altri29, a quei che sono astretti dalla passione: come alcuni, che sempre che hanno modo di parlare a quella donna che amano, si lamentano e dolgono così acerbamente, e voglion spesso cose tanto impossibili, che per quella importunità vengon a fastidio. Altri, se son punti da qualche gelosia, si lascian di tal modo trapportar dal dolore, che senza risguardo scorrono in dir mal di quello di chi hanno sospetto, e talor senza colpa di colui, ed ancor della donna, e non vogliono ch’ella gli parli, o pur volga gli occhi a quella parte ove egli è; e spesso con questi modi non solamente offendon quella donna, ma son causa ch’ella s’induca ad amarlo: perchè ’l timore che mostra talor d’avere uno amante, che la sua donna non lasci lui per quell’altro, dimostra che esso si conosce inferior di meriti e di valor a colui, e con questa opinione la donna si move ad amarlo, ed, accorgendosi che per mettergliele in disgrazia se ne dica male, ancor che sia vero, non lo crede, e tuttavia l’ama più.

LXX. Allora messer CESARE ridendo, Io, disse, confesso non esser tanto savio, che potessi astenermi di dir male d’un mio rivale, salvo se voi non m’insegnaste qualche altro miglior modo da ruinarlo. – Rispose ridendo il signor Magnifico

Dicesi in proverbio, che quando il nemico è nell’acqua

insino alla cintura, se gli deve porger la mano, e levarlo del