Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/57

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libro primo. 41


toscane, e solamente le usate dagli antichi Toscani; perchè quello è gran testimonio ed approvato dal tempo che sian buone, e significative di quello perchè si dicono; ed oltra questo, hanno quella grazia e venerazion che l’antiquità presta non solamente alle parole, ma agli edificii, alle statue, alle pitture, e ad ogni cosa che è bastante a conservarla; e spesso solamente con quel splendore e dignità, fanno la elocuzion bella, dalla virtù della quale ed eleganza ogni subietto, per basso che egli sia, può esser tanto adornato, che merita somma laude. Ma questa vostra consuetudine, di cui voi fate tanto caso, a’ me par molto pericolosa, e spesso può esser mala; e se qualche vizio di parlar si ritrova esser invalso in molti ignoranti, non per questo parmi che si debba pigliar per una regola, ed esser dagli altri seguitato. Oltre a questo, le consuetudini sono molto varie, nè è città nobile in Italia che non abbia diversa maniera di parlar da tutte l’altre. Però non vi ristringendo voi a dichiarir qual sia la migliore, potrebbe l’uomo attaccarsi alla bergamasca così come alla fiorentina, e secondo voi non sarebbe error alcuno. Parmi adunque, che a chi vuol fuggir ogni dubio ed esser ben sicuro, sia necessario proporsi ad imitar uno, il quale di consentimento di tutti sia estimato buono, ed averlo sempre per guida e scudo contra chi volesse riprendere: e questo (nel volgar dico) non penso che abbia da esser altro che il Petrarca e ’l Boccaccio; e chi da questi dui si discosta, va tentoni, come chi cammina per le tenebre senza lume, e però spesso erra la strada. Ma noi altri siamo tanto arditi, che non degnamo di far quello che hanno fatto i buoni antichi; cioè attendere alla imitazione, senza la quale estimo io che non si possa scriver bene. E gran testimonio di questo parmi che ci dimostri Virgilio; il quale, benchè con gel ingegno e giudicio tanto divino togliesse la speranza a tutti i posteri che alcun mai potesse ben imitar lui, volse però imitar Omero.

XXXI. Allor il signor Gaspar Pallavicino, Questa disputazion, disse, dello scrivere, in vero è ben degna d’esser udita: nientedimeno, più farebbe al proposito nostro se voi c’insegnaste di che modo debba parlar il Cortegiano, perchè