Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/190

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i9° dalle terre e dalle case vostre: seguitatemi, e venite a far sacrifizio del corpo vostro: unde quando io considero, padre, che Dio ci facesse grazia d’ udirla, e di vedercidare la vita per lo smisurato nome dell’Agnello, pare che l’anima a mano, a mano pur del pensiero si voglia partire dal corpo. Or corriamo dunque, figliuoli e fratelli miei in Crislo Jesù,

distendiamo i dolci ed amorosi desiderii, costringendo e pregando la divina bontà, che tosto ce ne faccia degni: e qui non ci conviene commettere negligenzia, ma grande sollicitudine, e, voi sempre sollicitando ed allrui!


III. Il tempo pare che s’abbrevii, trovando molta disposizione nelle creature: e però sappiate, che quello frate Jacomo (C), che noi mandammo al giudice d’Arborea (/?):con una lettera, dove si conteneva di questo passaggio, elli m’ha risposto graziosamente, che vuole venire con la sua persona, e fornire per dieci anni due galee e mille cavalieri, e tremila pedoni, e seicento balestrieri. Sappiate ancora, che’Genova è tutta commossa (E) a questo medesimo, proferendo l’avere e le persone; e sappiate che di questo e dell*altre cose Dio adopera l’onore suo.

IV. Altro non dico, se non che io vi prego, e vi raccomando questo giovine, che ha nome Matteo Foìèslani (F)j clie’l facciale spacciare al più tosto che potete, sicché sia ricevuto alla santa religione: studiatevi quanto potete, che elli venga alle vere e reali virtù singularmenle di mortificare iu lui il parere del mondo e la volontà sua. Emmi panilo il meglio che elli non sia andato in altro viaggio, perocché poteva essere p. i tosto svagolamento della mente sua che altro.

Dissemi frale Nofrio (G), come frale Stefano slava male, e voi ancora avevate sentilo

tornavate di 11011 avere chi vi scrivesse: non temete, i»a confidatevi, che quando Dio lolle T uno, provede deU’allro. Confortate c benedicele frate Antonio (//) celilo migliaja ili volle in Crislo Jesù. Permanete nella sanla e dolce dilezione di Dio. Jesù dolco, Jesù amore. *