Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/231

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A UN FRATE CHE USCI DELL ORDINE FATTA 15 ASTIUZIOnF (A).

I. Del lame della santa fede, che ci é necessario per conoscere ed amare la Tenta, cioè, la volontà di Dìo circa la nostra salate!

dell’amor proprio, chi impedisce questo lame, e del modo di spogliarsi di detto amor proprio coll’odio e conoscimento di noi medesimi, ed amore della dinna bontu.

II. Della fortezza, umiltà ed altre virtù che nascono da detto conoscimento ed amore.

Ilf. Che s dere procurare di concepire detto odio di sè medesimo almeno dopo il peccato, per poter presto risorgere; e quanto perversa cosa sia perseverar nel peccato; con ciò l’esorta a ritornare all’ovile della religione, animandolo colla speranza del perdono

della dm na misericordia, se egli si leverà sopra di sè con umiltà e dispiacimento del suo erroreStati**» 134» I. ilarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi alluminato della verità, acciocché cognoscendola la potiate amare, perocché amandola ve ne vestirete ed odiarete quelta che è contra la verità, e che ribella a essa, ed amarete. quello che è nella verità, e che la Verità ama. O carissimo figliuolo, quanto c’è necessario questo lume, * perocché in esso si contiene la salute nostra. O carissimo figliuolo, io non veggo che noi potiamo avere il delto lume dell’intelletto, senza la pupilla della santissima fede, la quale sta dentro nell’oc-