Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/248

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
248

A NICCOLO POVEKO DI ROMAGNA ’ ROMITO A FIRENZE.

I. L’esorta a rimettersi tutto nella divina provvidenza, spogliato d’ogni amor proprio» e vestito di Cristo crocifisso.

II. Che ad eseguir ciò è necessario conoscere la divina bontà, e la propria miseria, quella nel sangue di Gesù Cristo, e qnesta in noi medesimi. .

I. arissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de* servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi tutto rimesso nella divina Provvidenzia, spogliato d’ogni affetto terreno, e di voi medesimo, acciocché siate vestito di Cristo crocifisso, perocché in altro modo non ghignereste al termine vostro, se non seguitaste la vita e dottrina di questo amoroso Verbo: così ci ammaestrò egli, quando disse: ncuno può venire al Padre, se non per me, ma non veggo che in lui vi poteste bene rimettere, nè in tutto spogliarvi di voi, se prima non cognosceste la somma cd eterna bontà sua e la nostra miseria.

HI. Che chi ama Iddio, dete impiegarsi in benefizio de’ prossimi, e sovvenirli’almeno con le orazioni, offerendogli tutti nel cospetto di Dio.

Al nome di Jesà Cristo crocifisso e di Maria dolce.