Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/130

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124 la fortuna dei carmi di catullo

Ma prima di Niccolò Partenio la critica catulliana non era nata. Non solamente egli curò con amore l’edizione Brissiense del 1486, la quale, benchè fatta in furia, fu pur corretta con diligenza; egli la corredò ancora di così dotti commenti, suggerì o restituì tante buone lezioni, che si rese veramente benemerito del nostro poeta.

Nè poca lode merita Palladio Fusco, il cui comentario impresse il Tamino in Venezia nel 1500. Si servì di dieci codici all’emendazione del testo, ed esibì delle lezioni, che, se non sono talvolta probabili, sono sempre ragionevoli ed ingegnose.

Del cemento di Geronimo Avanzio non è da far molto conto. Audace e leggiero, benchè discepolo del Partenio, tranne pochissime correzioni di testa sua e parecchie congetture, parte inutili, parte assurde, egli cavò tutto dai comentarii del Fusco e degli altri. Ebbe il piacere di vedere accolto il suo comento nella prima edizione Aldina che è servita di fonte a parecchi interpreti moderni, ma la sana critica non gli può concedere nessuna autorità.

Quelli che veramente si distinsero dopo il Partenio, furono Antonio Mureto ed Achille Stazio. Il comemtario del primo, impresso da Paolo Manuzio in Venezia nel 1554, è assai notevole per l’acume critico e per la dottrina. Achille Stazio si valse della seconda Aldina, non senza far tesoro delle correzioni del Mureto, che non cita mai, e arricchendola delle varianti di dieci codici e di erudite annotazioni e comenti. Il suo Catullo fu pubblicato prima dal Manuzio nel 1566; ristampato tre anni dopo in Basilea a cura delTosca-