Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/70

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
38 V. — LE METEORE LUMINOSE.

L’aria, compressa dal bolide che vola, reagisce a sua volta sulla parte anteriore di esso, esercita sovr’esso uno sforzo notevolissimo, e le parti del bolide che, in grazia della forma irregolare di esso, presentano maggior presa all’azione di questo sforzo, finiscono per cedere e staccarsi bruscamente. Nella massa del bolide, soggetta ad un rapido riscaldamento e tutto superficiale, si producono dilatazioni parziali e dissimmetriche, tensioni interne, cause esse pure di rottura. Diversi frammenti, o contemporaneamente o a brevi intervalli di tempo, si staccano così dal bolide, e questi frammenti lanciati, dall’espansione dell’aria compressa, in direzione contraria a quella del movimento, che essi pochi istanti prima dividevano col corpo intiero del bolide, incapaci di resistere per la loro piccola massa alla forte pressione ed espansione atmosferica, perdono la loro velocità primitiva, e arrivano alla superficie della Terra con velocità grandi ancora, ma che poco sono diverse da quelle, che acquisterebbe un grave cadendo nell’atmosfera da una corrispondente altezza.

8. Gli aeroliti (pietre dell’aria), detti anche meteoriti o pietre meteoriche, ebbero dagli antichi un culto speciale; più tardi furono dalla scienza, che non sapeva darne ragione, negati; ora sono oggetto di studii coscienziosi. L’area di caduta dei meteoriti d’una stessa apparizione è un’ovale allungata, il cui asse corrisponde alla direzione della traiettoria percorsa dal bolide; quando cadono, i meteoriti non sono più incandescenti, ma alla superficie caldi, sì che non si possono toccare, nell’interno freddissimi, grazie alla poca conduttibilità delle pietre; una crosta nera, sottile, alta neppure un millimetro copre i meteoriti, quasi una vernice testimonio dell’alta temperatura che li ha per qualche istante avvolti; tutti i meteoriti hanno un aspetto frammentario, e rassomigliano a dei poliedri irregolari a spigoli smussati; i maggiori meteoriti pesano 25000, 780 e 300 chilogrammi, ma sono eccezioni; raramente essi superano i 50 chilogrammi, e il peso loro discende talora a qualche grammo e a pochi decigrammi perfino.

In tutti i meteoriti, tre o quattro eccezioni fatte, osservasi la presenza costante del ferro allo stato metallico. Alcuni dividono i meteoriti in metallici e in litoidi o lapidei, formati quelli da una massa di ferro continua disseminata di materiali diversi, caratterizzati questi da una pasta pietrosa continua sparsa di ferro in piccoli grani. Metallici (tav. XXV) sono il meteorite caduto ad Agram il 26 maggio del 1751, il meteorite trovato da Pallas nel 1776 a Krasnojarsk in Siberia; litoide è il meteorite caduto a Stammern nel 1808 (tav. XXV). Altri ammettono quattro tipi principali di meteoriti: olosideri, formati di puro ferro e cadenti, all’epoca attuale almeno, rarissimamente; sissideri, masse di ferro metallico continuo disseminate di silicati: sporadosideri, masse pietrose disseminate di ferro, tipo a cui appartiene la più gran parte dei meteoriti; asideri, meteoriti relativamente poco numerosi, nei quali manca assoluta-

mente il ferro metallico. La natura però poco si presta ad essere rinchiusa in istrette classificazioni; la verità si è che i meteoriti passano dal ferro puro alla pietra priva di ferro attraverso ad innumerevoli varietà, che certi meteoriti hanno una composizione a sè, e si sanno distinguere solo, dando loro il nome del luogo dove caddero, aggiunta ad esso la desinenza in ite.

Nei meteoriti il ferro è accompagnato sempre da nichelio; parti dell’uno e dell’altro formano una lega che si dispone in lamine sottili, regolari, separate da straticelli della rimanente massa del meteorite. Gettando sopra una di queste lamine un acido, questo intacca diversamente il ferro e il nichelio, e produce così disegni in rilievo graziosissimi, figure regolari alle quali si dà il nome del loro scopritore Widmanstetten (tav. XXV).

Senza entrare circa la composizione dei meteoriti in maggiori dettagli, questo importa di notare. I meteoriti non contengono corpo semplice che nella Terra non sia, ed offrono una notevole analogia di composizione con alcune roccie terrestri. Non solo essi contengono i medesimi corpi semplici, ma i tre corpi, ferro, silicio, ossigeno, che in essi predominano, sono anche quelli che predominano nella Terra. Le roccie terrestri, che offrono maggiori tratti di rassomiglianza coi meteoriti, appartengono tutte alle regioni più profonde; solo una differenza essenziale esiste fra esse ed i meteoriti; questi cioè contengono allo stato semplice e ridotto certi corpi, che le prime contengono solo allo stato di ossidi.

9. In un determinato luogo della Terra la caduta di un meteorite è fenomeno rarissimo. Le statistiche però portano in media a 180 le cadute ogni anno osservate sui diversi continenti, e poichè grandissima è l’estensione degli oceani, e grandi sono le plaghe continentali o deserte o barbariche, forza è pensare che il numero dei meteoriti realmente cadenti è ben maggiore dell’osservato, e che la caduta di pietre meteoriche sulla Terra in generale è fenomeno di ogni giorno.

Sono rari i casi in cui siasi riuscito ad osservare integralmente l’apparizione di un bolide, in cui siasi cioè visto il bolide, determinato il suo corso apparente, osservata la pioggia lapidea che segue l’esplosione , raccolto il meteorite. Questi casi sommano a 265, e non sono tali da risolvere ogni dubbio circa la velocità con cui i bolidi entrano nell’atmosfera terrestre. Certo essa è cosmica, e i bolidi sono quindi corpi extraterrestri e cosmici, ma non si può dire se essa corrisponda al moto parabolico oppure all’iperbolico, e questo lascia pel momento insolute alcune questioni che riguardano l’origine dei bolidi, pur mantenuto fermo e dimostrato che questa è extraterrestre.

Se il moto dei bolidi, prima di entrare nell’atmosfera della Terra, fosse iperbolico, i bolidi non apparterrebbero nè alle comete, nè alle cadenti, nè al Sistema planetario; la loro origine sarebbe stellare,