Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/116

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76 trattato della pittura



Capitolo CXVI.

Come si fa il gesso sottile da ingessare tavole.


Ora si vuole che tu abbi d’un gesso il quale si chiama gesso sottile; il quale è di questo medesimo gesso, ma è purgato per bene un mese, e tenuto in molle in un mastello. Rinnuova ogni dì l’acqua, chè squasi si inarsisce, ed escene fuori ogni focor di fuoco, e viene morbido come seta. Poi si butta via l’acqua, fassene come pane, lasciasi asciugare; e di questo gesso si vende poi dalli speziali a noi dipintori. E di questo gesso si adopera a ingessare, per mettere d’oro, per rilevare, e fare di belle cose.


Capitolo CXVII.

Come s’ingessa un’ancona di gesso sottile, e a che modo si tempera.


Come tu hai ingessato di gesso grosso, e raso bene pulito, e spianato bene e dilicatamente, togli di questo gesso sottile; a pane a pane mettilo in una catinella d’acqua chiara; lascialo bere quant’acqua e’ vuole. Poi ’l metti a poco a poco in su la prieta proferitica, e senza mettervi altr’acqua dentro, perfettissimamente il macina nettamente. Poi ’l metti in su un pezzo di pannolino, forte e bianco; e così fa’ tanto, che n’abbi tratto un pane. Poi il rinchiudi in questo panno, e strucalo bene, che l’acqua n’esca fuori quanto più si può. Quando n’hai macinato quanto ti fa per bisogno (che ti conviene avvisarti, per non avere a fare di due ragioni gessi temperati, che non ti gitterebbe buona ragione), abbi di