Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/70

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
30 trattato della pittura

va’lo grasso, che non è da incarnazione. Ancora in nel detto luogo era vena di color negro. E dimostravansi i predetti colori per questo terreno, si come si dimostra una margine nel viso di uno uomo, o di donna.

Ritornando al colore dell’ocria, andai col coltellino di dietro cercando alla margine di questo colore; e sì t’imprometto che mai non gustai il più bello e perfetto colore di ocria. Rispondeva non tanto chiaro quanto è giallorino; poco più scuretto; ma in capellatura, in vestimenti, come per lo innanzi ti farò sperto, mai miglior colore trovai di questo color d’ocria. È di due nature, chiaro e scuro. Ciascuno colore vuole un medesimo modo di triarlo con acqua chiara, e triarlo assai; chè sempre vien più perfetto. E sappi che quest’ocria è un comunal colore, spezialmente a lavorare in fresco, che con altre mescolanze; che, come ti dichiarerò, si adopera in incarnazioni, in vestiri, in montagne colorite, e casamenti, e cavelliere, e generalmente in molte cose. E questo colore di sua natura è grasso.


Capitolo XLVI.

Della natura di un color giallo ch’è chiamato giallorino.


Giallo è un colore che si chiama giallorino, el quale è artificiato, ed è molto sodo. È grieve come prieta, e duro da spezzare. Questo colore si adopera in fresco, e dura sempre, cioè in muro e in tavola con tempere. Questo colore vuol essere macinato, sì come gli altri predetti, con acqua chiara. Non molto vuol essere triato; e innanzi che il trii, perchè è molto malagevole a ridurlo in polvere, convienti per mortaro di bronzo pestarlo, sì come de’ fare del lapis amatito. Ed è, quando l’hai mettudo in opera, color molto vago in giallo: chè di questo colore con altre mescolanze, come