Pagina:Cesare Battisti - Gli Alpini, Milano, 1916.djvu/53

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Battisti: Gli alpini 47

corpo, per ore e ore, nella speranza di poter riportarne la salma in salvo a notte avanzata.

E che immenso amore metton gli alpini nel comporre negli improvvisati piccoli composanti le spoglie dei caduti! E come ne adornano le tombe coi fiori dell’Alpe, con le croci di abete e, quando v’è tra loro qualcuno che sa maneggiare lo scalpello, con lapidi e cippi! Il loro dolore è però sempre dolore d’uomini forti; non vi è in esso mai nulla di scomposto; nulla che accenni a debolezza, timore, od accasciamento. Sotto la scorza del dolore permane la calma e la serenità.

Calma e serenità per cui vi sembrano sognatori e poeti quando scrutan con l’occhio i monti lontani e vi additano il corrugamento o la falda di monte ove, a distanza di miglia e di miglia, si annida la loro valle natia; quando contemplano le aurore e i tramonti.

Calma e serenità che li fa apparire bambini, fanciulloni nelle ore del riposo, nelle giornate di calma, o quando beffeggian gli austriaci che sbagliano il bersaglio e sprecano granate e shrapnells.