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Che cosa dovrà essere l’arte dell’avvenire 245

di Brahms e di Riccardo Strauss, o un’opera come quelle di Wagner, è infinitamente più facile che raccontare una semplice storia senza nulla d’eccezionale, beninteso raccontandola in modo che trasmetta il sentimento di chi la racconta, o anche disegnare col lapis un’imagine che commuova o che rallegri chi la vede, o scrivere quattro battute d’una melodia senza accompagnamento, ma tale da tradurre un certo stato dell’anima.

— Ma colla nostra civiltà, ci riesce impossibile ritornare alle forme primitive! — diranno gli artisti. Ci è impossibile di scrivere oggi dei racconti come la storia di Giuseppe, o come l’Odissea, di comporre della musica come quella delle canzoni popolari!

Ciò è realmente impossibile agli artisti del nostro tempo; ma non lo sarà all’artista dell’avvenire, che non avrà più la testa ingombra d’un arsenale di formule tecniche, e che non essendo più un professionista dell’arte, non essendo più pagato per i suoi prodotti, non produrrà dell’arte se non quando ci si sentirà trascinato da un irresistibile bisogno interiore.

Pertanto la differenza sarà completa, sotto il rispetto sì della forma che della sostanza, tra l’arte dell’avvenire, e ciò che oggigiorno