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102 Chi l’ha detto? [352-354]

giuoco infantile, tuttora in uso, ma antichissimo, chiamato boute-hors (Cfr. Giorn. erud. e cur., V, 55).

L’altro è la frase francese:

352.   Après nous le déluge!1

che si attribuisce alla March. di Pompadour la quale l’avrebbe detta, per consolarlo, a Luigi XV, triste e preoccupato dopo la battaglia di Rossbach (5 novembre 1757) ma che non avrebbe fatto che dare forma volgare a un’antica sentenza:

353.   Έμοῦ θανόντος γαῖα μιχθήτω πυρί2

verso greco d’ignoto, ma che il Fabricio sospetta appartenere a una perduta tragedia di Euripide, il Sisifo o il Bellerofonte, e che era familiare a Tiberio, secondo che narra Dione Cassio (LVIII, 23); racconta invece Svetonio (Nero, § XXXVIII) che Nerone, udendo un giorno ripetere da qualcuno il verso medesimo, avrebbe soggiunto: «Immo ἐμοῦ ζῶντος», cioè «Perchè non più presto me vivo?». E le parole di lui furono ricordate quando lo si accusò di avere appiccato l’incendio a Roma.

Non saranno gli egoisti che daranno fede all’ammonimento ciceroniano:

354.   Non nobis solum nati sumus.3

(Cicerone, De Officiis, lib. I, cap. VII, § 22).

per il quale Cicerone invoca l’autorità di Platone («ut praeclare scriptum est a Platone»); questi infatti nella Epistola IX, in principio, dice: ἕκαστος ἡμῶν οὐχ αὑτῷ μόνον γέγονεν (ed. Schneider, del Didot, vol. II, pag. 551).

L’egoismo camuffato da disinteresse, da amore del prossimo, si tradisce quando si commuove per cose che lo toccano troppo da presso; e perciò trema quando vede bruciare la casa del vicino, ma non per sentimento di amicizia, bensì soltanto perchè potrebbe appiccarsi l’incendio anche alla sua:

  1. 352.   Dopo di noi il diluvio!
  2. 353.   Me morto la terra si mescoli col fuoco.
  3. 354.   Non siamo nati soltanto per noi.