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192 Chi l’ha detto? [634-636]

634.   Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

(Dante, Purg., c. XVI, v. 97).
(a proposito del qual verso si rammenta la arguta metatesi fattane alla Camera dall’on. Mazzarella Farao, famoso per le sue interruzioni,

Le mani son, ma chi pon legge ad esse?)

o se la incertezza e la volubilità di chi governa porta loro ogni giorno nuove mutazioni.

635.                       ....A mezzo novembre
Non giugne quel che tu d’ottobre fili!

(Dante, Purg., c. VI, v. 143-144).
tale è il rimbrotto che il poeta volge a Firenze dove ogni giorno si facevano nuove leggi e si correggevano le antiche; e di qui passò in proverbio di dire: Legge fiorentina fatta la sera e guasta la mattina; constatazione amara che però il popolo non faceva soltanto a Firenze, donde proverbi simili a Milano, a Venezia, a Roma, ecc. Lo Scartazzini crede che Dante citasse per l’appunto i mesi di ottobre e novembre, alludendo alle grandi mutazioni avvenute in Firenze dall’ottobre al novembre del 1301.

Buono è pure quel governo che assicura al paese la pace, ma non a sole parole. La celebre frase pronunziata da Napoleone III in un discorso detto alla Camera di Commercio di Bordeaux il 9 ottobre 1852:

636.   L’Empire c’est la paix.1

doveva essere troppo presto smentita dalle guerre d’Italia, del Messico e dai terribili disastri del 1870: per cui profeticamente il Kladderadatsch, giornale umoristico tedesco, nel numero del 7 novembre 1852, lo parodiava così: L’empire c’est l’épée. Ma benvenuta la pace sul serio, a patto che non sia la pace armata sino ai denti, la pace ringhiosa che rallegrava l’Europa prima dell’ultima guerra, e che minaccia di tornarci sulle spalle, a dispetto (o

  1. 636.   L’Impero è la pace.