Pagina:Chi l'ha detto.djvu/286

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254 Chi l’ha detto? [790-791]


si legge nella fav. De lupo et cane, altra delle Fabulæ Æsopicæ dello stesso autore antico, LIV, v. 25 (ed. Hervieux, to. II, pagina 412), ove questo verso è seguito dall’altro:

Hoc cæleste bonum præterit orbis opes.


Tuttavia non mancano coloro che fanno volontario getto di questo tesoro, e seguono l’esempio di Nemorino nell’Elisir d’Amore, opera comica di Felice Romani, musica di Donizetti (a. II, sc. 7), il quale

790.   Vendè la libertà, si fe’ soldato.

A proposito del quale verso corre sulle bocche di molti l’aneddoto di quel cantante (credo fosse il Ronconi) al quale essendo stato ingiunto in Roma dalla pecorina censura ecclesiastica di cangiare nel Gridando libertà dei Puritani (già cit. al num. 732) libertà in lealtà, volle strafare cambiando poi di suo la frase dell’Elisir e dicendo con grande scandalo dei superiori e grandissima ilarità del pubblico:

Vendè la lealtà, si fe’ soldato.


Ma coloro che hanno fatto mercato sì sciocco, proveranno per triste esperienza quale e quanto sia stato il loro errore: e si potrà ripeter loro la dolorosa profezia fatta al Divin Poeta dal suo antenato:

791.        Tu proverai sì come sa di sale
          Il pane altrui, e com’è duro calle
          Lo scender e ’l salir per l’altrui scale.

(Dante, Paradiso, c. XVII, v. 58-60).

Quanti sentirono la trista verità di questi versi! cui si può porre accanto l’altra sentenza di Seneca: Omnium quidem occupatorum conditio misera est: eorum tamen miserrima, qui ne suis quidem ocencupationibus laborant; ad alienum dormiunt somnium, ad alienum ambulant gradum, ad alienium comedunt appetitum; amare et odisse, res omnium liberrimas, jubentur (De brevitate vitae, § XIX).

Agli antichi non era sfuggito nemmeno un altro aspetto doloroso della vita servile, che era espresso in questa sentenza: