Pagina:Chi l'ha detto.djvu/667

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[1847-1848] Le frasi storiche della Grande Guerra 635


soldati alla fronte erano l’Inno di Mameli (vedi num. 1166), l’Inno di Garibaldi (vedi num. 1167) e anche l’Inno di Oberdan, sul cui autore nulla più sono riuscito a sapere di quanto stampava l’Era nuova, di Trieste, del 25 marzo 1921, che lo diceva «composto da uno studente a Capodistria nel 1900, e dagli studenti di quella città portato in tutte le nostre terre, diffuso poi per tutta l’Italia e cantato di frequente dai nostri soldati nelle trincee, sollevando il più grande dispetto negli austriaci». Dell’inno al biondo martire triestino, le parole sono veramente una povera cosa:

1847.              Le bombe all’Orsini
               Il pugnale alla mano
               A morte l’austriaco Sovrano
               E noi vogliamo la libertà.
                         Morte a Franz,
                         Viva Oberdan!

(specialmente popolari il 4° verso e il ritornello, nel quale il primo verso, dopo la morte del vecchio imperatore, fu cambiato in Morte a Carl), ma la musica fu giudicata da Ildebrando Pizzetti in un notevole studio su I canti di guerra del popolo italiano (ne La Lettura, 1° settembre 1915, pag. 769-776), «uno tra i più bei canti patriottici che io conosca» (ivi, pag. 774). Ed anche era molto cantata un’altra canzone di soggetto irredentista, di cui pure ignoro l’autore:

1848.              Col capestro d’Oberdan
               Strozzerem l’imperatore,
               O Trieste del mio core
               Ti verremo a liberar!
                         Sulle balze del Trentino
                         Pianteremo il Tricolore
                                   ecc. ecc.

Dei canti nati per questa guerra il Pizzetti, nello studio citato. ritiene che il più diffuso fosse l’Inno a Trento e Trieste, parole e musica di Fernando Agnoletti, di cui egli dice: «È uno che