Pagina:Cicerone, Paradoxa (volg. it).djvu/13

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LIBRO DELLE PARADOSSE

DI MARCO TULLIO CICERONE

Spesse volte, o Bruto, io conobbi che quanto Catone, a te zio per madre, orava nel Senato, trattava luoghi gravi di filosofia, diversi dall'uso pubblico e della corte (1): e nientedimeno dicendo e’ conseguitava che quelle cose paressino al popolo ancora probabili. La quale cosa maggiore è a lui che a te o a me, perchè noi usiamo quella filosofia, la quale ha partorito la copia del dire, e nella quale si dicono quelle cose le quali non si differenziano dalla popolare opinione. Ma Catone, a mio parere stoico perfetto, tali sentenze ha, quali non sono approvate nel volgo; et è in quella elezione (2), la quale non segue alcuno fiore nel parlare, e non amplifica le ragioni, anzi con minute e piccole addimandite (3) e quasi punti dà in effetto quello che ha proposto. Ma niente è tanto incredibile, che dicendolo non si faccia probabile; niente è tanto aspro e rozzo, che pel parlare non risplenda e facciasi pu-