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| capitolo quarto | 259 |
occupare le più grandi dignità della Chiesa . . . fino agli ultimi anni della sita vita fu sempre dimenticato, e costretto, per vivere, ad occuparsi nel laborioso ministero dell’insegnare». E il padre Ventura conchiuse che «quando ne fu annunziata la morte, come ad una pubblica calamità, come se fosse in quest’uomo solo mancato a tutti il padre, il fratello, lì amico, profonda ne fu in tutti la mestizia, sincero come universale il dolore»[1].
E, realmente l’abate Graziosi, carissimo al popolo, ebbe dal popolo onori funebri quali ad altissimo personaggio, o a padre della patria si sarebbero convenuti[2].
L’avv. Antonio Silvani, uno dei due consultori di Stato per Bologna, insigne giureconsulto, esule dalla patria per antico liberalismo fino dal 1831 e il quale non soltanto pel robusto ingegno e per la vasta dottrina, ma altresì per la gentilezza dell’animo e per la grande modestia sua, si era acquistato la universale benevolenza, morì per un fiero male di intestini, durato solo trenta ore, la mattina del 4 dicembre.
Anche ad esso, ben a ragione reputato uno dei migliori e ilei più liberali fra i consultori, furono rese splendide onoranze funebri[3].
L’abate Graziosi e l’avvocato Silvani erano stimati, quali erano realmente, due veri liberali fra i pochi liberali che circondassero Pio IX, erano creduti due amici del Pontefice; e fu perciò che volle ad essi il popolo romano testimoniare ampiamente la sua reverenza e il suo affetto.
Onde legittimamente si può e si deve arguirne, per la verità che, nonostante le immaginarie trame attribuite ai liberali dagli
- ↑ Elogio funebre di don Giuseppe Maria Graziosi, nel volume Opere complete del reverendo padre Gioacchino Ventura, Elogi funebri, Genova, presso Dario Giuseppe Rossi, 1852, pag. 363 e seguenti.
- ↑ B. Grandoni, op. cit., anno II, pag. 84-85; G. Spada, op. cit, vol. I, cap. XV; L. C. Farini, op. cit., lib. II, cap. V; Federico Torre in un articolo inserito nel Contemporaneo del 29 agosto, n. 35; Pallade del 22-23 agosto, n. 41.
- ↑ L. C. Farini, op. cit., lib. II, cap. VIII; B. Grandoni, op. cit., anno II, pag. 106-107; G. Spada, op. cit., vol. I, cap. XXII; Pallade supplemento al n. 114 del 4 dicembre e n. 115 del 5-6 dicembre; Bilancia del 6 dicembre, n. 62; Speranza del 5 dicembre, n. 19; Contemporaneo nel suo foglio aggiunto settimanale del 7 dicembre, n. 10, dove, nella descrizione del funerale, è detto che, preceduti da Angelo Brunetti venivano i cittadini romani, senza distinzione alcuna, di ogni ceto e di ogni classe, ecc., e che tutto il pòpolo guardava con rispetto il senatore Corsini confuso tra i soci del Circolo romano.