Pagina:Codifica numerica del segnale audio.djvu/301

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7 - Codifica nel dominio della frequenza 283

Fig. 7.12 - Pre-eco dovuto ad un transitorio di dinamica.

7.2.5 Codifica PASC

Dal punto di vista delle applicazioni, il Layer I di MPEG si caratterizza per una contenuta complessità computazionale, cosa che risulta particolarmente interessante nell’elettronica consumer. In questo modo, infatti, è possibile contenere il costo del codificatore/decodifìcatore e quindi del registratore/riproduttore.

Il primo esempio di utilizzo di tecniche percettive in sistemi consumer è stato la DCC (Digital Compact Cassette) della Philips [Wir91]. In questo caso, per la codifica del segnale è stato utilizzato lo standard PASC (Precision Adaptive Sub-band Coding), compatibile con l’MPEG Layer I. Il PASC adottato nella DCC, infatti, è praticamente l’MPEG Layer I con flusso numerico fissato a 192 kbit/s per canale. Il fattore di compressione complessivamente ottenuto rispetto al PCM è pari a quattro.

La necessità di comprimere il segnale nasce dall'esigenza di mantenere una compatibilità meccanica tra DCC e cassetta analogica, sia in termini di velocità di trascinamento del nastro, che nell'utilizzo di una testina di lettura/scrittura fissa. In tal modo, pur utilizzando in parallelo otto tracce, non è possibile ottenere una velocità di lettura/scrittura sufficiente a sostenere il flusso di 1.5 Mbit/s prodotto da segnali con frequenze di campionamento dell’ordine dei 40 kHz e 16 bit per campione (es.: 44.1 kHz/16 bit per il Compact Disc). Il problema di sostenere senza compressione un flusso numerico paragonabile a quello del CD, aveva portato nel DAT (Digital Audio