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vezze; e specialmente sopra la seta: e da questo suo mal pensamento n’avenne, quel disordine, che vien riferito da Filippo Onorio nella sua relazione di Napoli[1] da me qui rapportata, con le sue medesime parole per non togliere punto di fede alla verità.
„Si pate ora incredibilmente, pagandosi, come ho detto, le cose a prezzo straordinario; ed essendosi anche rallentato ilmolto lavorare, che faceva l’arte della seta, colla quale s’intrattenevano quattro quinti di questo popolo; conciossiachè avendo il vicerè imposta una nuova gravezza a quest arte; cioè, che tutta la seta, che si caverà dal regno di Napoli lavorata, e da lavorarsi, paghi un carlino per libbra[2], ed essendo che questa gravezza appresso l’altre, che sono pure nella medesima estrazione di robba fa, che i mercanti forestieri non si servono più tanto di questa città, potendone aver altrove con minore imposizione; i mercanti Napolitani non fanno più fabbricare tanti panni di seta, quanti facevano: e stanno in forse di potergli smaltire: dalla qual so-