Pagina:Collodi - Le avventure di Pinocchio, Bemporad, 1892.djvu/218

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— Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: «Chi ruba il mantello al suo prossimo, per il solito muore senza camicia.» —

E così dicendo, Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada: finchè fatti altri cento passi, videro in fondo a una viottola, in mezzo ai campi, una bella capanna tutta di paglia, e col tetto coperto d’embrici e di mattoni.

— Quella capanna dev’essere abitata da qualcuno — disse Pinocchio. — Andiamo là, e bussiamo. —

Difatti andarono, e bussarono alla porta.

— Chi è? — disse una vocina di dentro.

— Siamo un povero babbo e un povero figliuolo, senza pane e senza tetto — rispose il burattino.

— Girate la chiave, e la porta si aprirà — disse la solita vocina.

Pinocchio girò la chiave, e la porta si aprì. Appena entrati dentro, guardarono di qua, guardarono di là, e non videro nessuno.

— O il padrone della capanna dov’è? — disse Pinocchio maravigliato.

— Eccomi quassù! —

Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto, e videro sopra un travicello il Grillo-parlante.

— Oh! mio caro Grillino — disse Pinocchio salutandolo garbatamente.

— Ora mi chiami il «Tuo caro Grillino» non è vero? Ma ti rammenti di quando, per cacciarmi di casa tua, mi tirasti un manico di martello?...

— Hai ragione, Grillino! Scaccia anche me.... tira anche a me un manico di martello: ma abbi pietà del mio povero babbo....