Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/137

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canonizzato, forse in questo luogo lo pose, avendo pur rispetto alla viltà dell’animo, che non sapesse sedere nella sedia di Roma; e però altri voglion dire che Dante in questo luogo intendesse d’Esaù figliuolo d’Isach figliuolo d’Abraam, che per una scodella di lenti che Iacob suo fratello li diede, rinunziò alla benedizione paterna, e questa storia non verrebbe contro alla determinazione della chiesa1. Et aggiugne: Incontanente intesi e certo fui; io Dante, Che questa era la setta de’ cattivi A Dio spiacente, et a’ nimici sui. Questi uomini vecordi et ignavi che ben s’adoperano in nulla, se non a nutricare il corpo come bestie, dispiacciono a Dio, et al mondo, et al diavolo. Questi sciaurati, che mai non fur vivi. Ben si può dire che mai non fossono vivi: imperò che non ànno operato, come dee operare chi vive, le virtù e le buone operazioni. Onde Sallustio nel proemio del Catellinario dice di questi così fatti: Eorum ego vitam mortemque iuxta aextumo, quoniam de utroque siletur. E il Savio dice: Otium sine litteris mors est et vivi hominis sepultura. Erano ignudi. Ecco l’altra pena conveniente a loro. e stimolati molto Da mosconi e da vespe, ch’erano ivi. Questo si conviene a chi è stato pigro in questa vita, che poi nell’altra sia stimolato da mosconi e da vespe, vili animali, siccome vile è stata questa vita, et occupata a disutili pensieri, nudo d’ogni difensione. Elle rigavan lor di sangue il volto; cioè si bagnava il volto di sangue che uscia delle punture, e gocciolava giù lo sangue mischiato con le lagrime: e benchè dica il volto, intende di tutto il corpo; ma dice dal volto per mostrare che cominciavano dal capo quelle punture et andavano infino a’ piedi: Che mischiato di lagrime, a’ lor piedi Da fastidiosi vermi era ricolto; dal volto ai piedi, e quivi era ricolto da fastidiosi vermi. Questi vermi si può dire che fossono serpi, botte2, et altri fastidiosi vermi, reptanti come sono quelli che genera la terra; e questa è conveniente pena al loro peccato: imperò che come ànno dato tutta la lor vita a vili pensieri e passioni; così sieno privati del sangue, in che sta la vita, da pungenti e stimulosi animali; benchè potremo dire che l’autore volesse intendere che i demoni, che sono in quel luogo in sì fatta forma di vespe e mosconi, mosche e tafani e simili noiosi animali, stimolino quelli peccatori e cavino lo sangue dal volto infino a’ piedi: imperò che tutto lo corpo ànno dato a vilissimo ozio. Aggiugnevi le lagrime, a denotare il dolore che sostengono essere con grande dispiacimento et afflizione: imperò che le lagrime significano dolore: però che in

  1. La rettitudine del nostro poeta e l’incertezza de’ commentatori ne inducono a credere che per colui il quale fece il gran rifiuto si abbia da intendere Augustolo, colla deposizione del quale morì fra noi la maestà del romano imperio. Quest’epoca tanto famosa nella storia non era certamente sfuggita alla mente dell’Allighieri.  E.
  2. C. M.  bodde.