Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/140

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   96 i n f e r n o   iii. [v. 70-81]

Figliuolo, quelli che moiono nell’ira di Dio, d’ogni paese tutti vengono qui, e sono pronti a trapassar questo fiume: imperò che la divina Giustizia li sprona, e cosi la paura si volge in desiderio. Per questo luogo non passò mai anima buona, et imperò se Caron non vuole passare te Dante, ben puoi vedere che importa il suo dire; cioè che tu se’ buono, e però non ti vuol passare. E dice che, finito il parlar di Virgilio, addivenne questo accidente; che quella campagna scura tremò sì forte, che per la paura ancora la mente si bagna di sudore, e la terra lagrimosa diede vento, del quale balenò una luce vermiglia sì fatta, che vinse ogni sentimento di Dante1, come l’uomo che s’addormenta; e qui finisce la sentenzia litterale. Ora è da vedere il testo con l’allegoria.

C. III - v. 70-81. In questi quattro ternari l’autore fa tre cose: imperò che prima pone quello che vide, e come pregò Virgilio che lo lasciasse andare a certificarsi di quello che vedea; nella seconda pone la risposta di Virgilio; nella terza pone la sua condizione dopo la risposta di Virgilio; e la seconda, quivi, Et elli a me ec.; la terza, quivi: Allor con li occhi ec. Dice adunque così nella prima: E poi ch’a riguardar oltre mi diedi; cioè io Dante, Vidi gente alla riva d’un gran fiume. Questo fiume nomina di sotto l’autore Acheronte, e finge l’autore che questo fiume vada in giro, e circondi lo primo cerchio dell’inferno, e conseguente ancora tutti li altri cerchi che sono dentro da esso digradati, come detto è di sopra; e che a questo fiume vengano tutte l’anime de’ peccatori per andare e passare ciascuna al luogo deputato per pena del suo peccato; e che a questo fiume stia uno demonio ch’elli chiama Caron, che con una navicella passa tutte l’anime di là, che vengono alla piaggia per trapassar di là, e questo apparirà di sotto nel testo. Seguita: Perch’io; cioè per la qual cosa io Dante, dissi: Maestro; a Virgilio, or mi concedi; cioè dammi licenzia, Ch’io; Dante, sappia quali sono; cioè quelle anime, e qual costume Le fa di trapassar parer sì pronte, Com’io discerno per lo fioco lume; cioè oscuro. Come è oscura ad intender la voce fioca, così si può dire lo lume fioco, quando non è chiaro; come la voce fioca, quando non è chiara. Pone la risposta di Virgilio dicendo: Et elli; cioè Virgilio, disse, s’intende, a me; cioè Dante, le cose ti sien conte; cioè manifeste, Quando noi; cioè tu et io, fermerem li nostri passi Su la trista riviera d’Acheronte. Ecco qui denomina lo fiume riviera e ripa, e però dice quando noi ci fermeremo in su la trista riva del fiume, tu vedrai quel che vuoi sapere ora. Allor con li occhi vergognosi e bassi. Dice gli occhi vergognosi; cioè volti in altra parte: imperò che quando l’uomo si vergogna,

  1. C. M.  di Dante, e cadde allora Dante, come ec.