Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/149

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nella grazia: se muore nell’ira va a perdizione, se muore in grazia va a salute. Tutti convegnon qui d’ogni paese; cioè di qualunque paese sieno tutti vanno all’inferno et a perdizione: E pronti sono a trapassar lo rio; cioè lo fiume Acheronte, Chè la Divina Giustizia li sprona. Assegna la cagione della lor sollicitudine che è la Giustizia di Dio, che vuole che chi à fatto bene sia meritato, e chi à fatto male sia punito; e per tanto ogni anima costretta dalla sua coscienzia va al luogo che à meritato. E benchè l’inferno sia luogo d’averne paura, e che ognuno lo tema; niente di meno l’anima spronata dalla Divina Giustizia desidera d’andarvi, e però dice: Sì che la tema si volve in disio; cioè che la paura si volge in desiderio come colui che va alle forche, perchè è sforzato, desidera di giugnere tosto, poi che pur ne li conviene andare, per ispacciarsi tosto. E come questo è cosa conveniente a quelli dell’inferno; così si può mostrare allegoricamente di quelli del mondo, che per li loro peccati, che ogni di’ accrescono, vengono nell’ira di Dio tanto, ch’ellino scorrono nella ostinazione, meritante ciò il loro peccato, e la Divina Giustizia permettente, e lascianteli cadere. Et aggiugne: Quinci; cioè per questo fiume, in su la nave sotto il governo di Caron si dee intendere. Quinci non passa mai anima buona: imperò che passano pur li nocenti e peccatori. E però se Caron di te si lagna; cioè si lamenta, e duole, Ben puoi saper omai che il suo dir suona. Quasi dica: Ben puoi avvederti che elli si duole che tu sia buono: imperò che vorrebbe che tu fossi peccatore come li altri, e passassi in su la sua nave, e così onestamente l’autore à posta la sua propria loda: chè è licito in atto di coscienzia, anzi è dovuto non farsi peccatore se l’uomo non è; e perciò l’autore in nessuna parte del testo pone che passasse lo fiume in su la nave di Caron, in su la quale non passano se non peccatori dannati all’inferno; ma occultamente dimostra l’autore, che fosse portato di là dall’Angelo che venne, come si dirà nella seguente parte.

C. III - v. 130-136. In questi due ternari et uno verso l’autore significa il passamento suo di là dal fiume, fatto per Grazia divina, essendo lui insensibile, e però non pone il modo perchè elli à finto sè essere insensibile; ma debbasi intendere che fu portato dall’Angelo, perchè dimostra la sua venuta per li accidenti che pone essere avvenuti, i quali sono segni dell’apparizione dell’Angelo, siccome appare di sotto nel canto viiii, dove dice: E già venia su per le torbide onde Un fracasso d’un suon pien di spavento, Per cui tremavan amendue le sponde. Non altrimenti fatto, che d’un vento ec.: ove chiaramente dimostra che quelli accidenti fossono per lo avvenimento dell’Angelo, siccome può vedere chi quella parte legge, e quelli medesimi accidenti pone qui, se non che ce ne aggiugne uno. Im-