Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/158

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114 i n f e r n o   iv.

parti, perchè prima pone come svegliato dal sonno si trovà1 in su la proda dell’abisso. Nella seconda, come Virgilio il conforta a discendere nel primo cerchio, e la loro discensione, quivi: Or discendiam ec. Nella terza pone quel che vi trovò, e certe dichiarazioni che fa Virgilio, quivi: Quivi, secondo ec. Nella quarta pone come ebbe compassione loro, e la domanda che fa a Virgilio, quivi: Gran duol ec. Nella quinta pone la risposta di Virgilio, quivi: E quei che intese ec. Divisa adunque la lezione, è da vedere la sentenzia litterale, la quale è questa.
     Poichè l’autore à finto che s’addormentasse per lo baleno che venne, dice che si svegliò per uno grave tuono che sentie, sicchè si riscosse come l’uomo che è svegliato per forza, e levato in piede e riposato, mosse li occhi d’intorno per vedere2 chi v’era, et elli si trovò di là dal fiume, in su la proda della valle d’abisso, ove si raccogliea uno tuono3 d’infiniti guai ch’erano in essa: et è quella valle scura, profonda e tenebrosa, sì che per guardare in giù niente discerneva, onde Virgilio li cominciò a dire: Or discendiam qua giù nel cieco mondo; diventato tutto pallido, io andrò innanzi e tu mi seguiterai. Allora Dante vedendo Virgilio diventato pallido, disse: Come verrò io, se tu ài paura, che suoli essere conforto al mio dubbio? Allora Virgilio li rispose: L’angoscia delle genti che sono quaggiù mi fa questo colore che viene di pietà, e non da paura come tu credi: andiamo, che la via lunga ci sollicita, e così si mise Virgilio, e fece entrare Dante nel primo cerchio dell’inferno. E qui dice che non avea pianto, se non di sospiri che faceano tremare quell’aere, che mai non dee venir meno: e questi mossi da dolori sanza martirio ch’aveano quelle grandi turbe di fanciulli maschi e femmine, e di uomini e femmine grandi. Allora Virgilio disse a Dante: Tu non dimandi che spiriti son questi? Io voglio che sappi innanzi che vadi più oltre, che questi che sono qui, non ànno peccato; e benchè abbino meritato non basta, perchè non furono battezzati; e benchè fossono innanzi al battesimo, non sono scusati: imperò che non credettono in Cristo che dovea venire, e di questi cotali son io, dice Virgilio a Dante; e per questo difetto e non per altro peccato siamo dannati a questa pena, che stiamo in continuo desiderio d’avere beatitudine, e siamo certi che mai non la doviamo avere. Allora Dante ebbe grande dolore, perchè conobbe che gente di grande valore erano in quel primo cerchio, che si chiama limbo, e mosse uno dubbio a Virgilio per essere certo della fede cristiana; se mai di quel limbo uscì alcuno per suo merito, o per merito altrui, che poi fosse beato.

  1. C. M.  si trovò
  2. C. M.  per vedere dove elli fusse, et elli
  3. C. M.  uno suono