Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/171

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 67-75] c o m m e n t o 127

per servare l’acconcia brevità: aggiugne che poi Virgilio et elli si partirono da quelli quattro poeti, che sono detti di sopra: e Virgilio lo guidò per altra via, fuori di quel castello dov’era l’aere cheta, nell’aere che tremava, e giunse allora in parte ove non era lume, come nel castello. Ora finita la sentenzia litterale, è da vedere il testo con le esposizioni allegoriche o ver morali.

C. IV - v. 67-75. In questi tre ternari l’autore pone come vide uno luogo luminoso, sicchè s’accorse che onorevole gente era posta in quel luogo, e però domandò Virgilio chi erano. Onde in questa prima parte fa due cose: però che prima pone quello che vide, e ch’elli ne comprese; nella seconda parte pone perciò come domandò Virgilio, quivi: O tu, che onori ec. Dice adunque così. Non era lunga ancor la nostra via Di qua dal sommo. Dice l’autore che non erano ancor di lungi dal sommo di qua; cioè non erano ancor molto dilungati dalla sommità di qua; cioè dalla sommità onde si scende nel primo cerchio: e dice di qua, poi che quando l’autore scrisse questo, era tornato et era di qua, secondo che finge. quando vidi un foco; cioè io Dante, Che; cioè il qual fuoco, emisperio; cioè la metà d’uno tondo, di tenebre; ch’erano intorno, vincia; cioè intorniava. Questo fuoco illuminava la parte di sopra e dal lato intorno intorno: et intorno a questo tondo illuminato era poi tutto l’altro tenebra, sì che le tenebre erano intorno al lume. Di lungi v’eravamo; io e Virgilio, ancora un poco; dal detto fuoco, s’intende; Ma non sì; di lungi, ch’io non discernessi; cioè io Dante, in parte; cioè in alcuna parte del detto luogo, Ch’orrevol gente possedea quel loco; e però incominciò Dante a parlar a Virgilio, dicendo: O tu, che onori e scienzia et arte. Veramente Virgilio onorò la scienzia e l’arte, con le sue opere: li scientifici e li artisti onorano, con le loro opere che compongono, le scienzie e l’arti in quanto dimostrano quanto vagliano. Questi chi sono, ch’ànno tanta orranza. Domanda Dante chi sono costoro che ànno tanto vantaggio dalli altri, e però dice, Che dal modo delli altri li diparte: imperò che li altri stanno con tenebre, e costoro con lume? Finge questo l’autore, non perchè credesse che nell’inferno sia veruna luce o chiarezza; ma per convenienzia della divina Giustizia, vuole significare che questi così fatti che nel mondo sono stati famosi di prodezza di corpo nell’armi, o d’animo nelle scienzie abbino lume di là; cioè abbino chiara la loro coscienzia, che di loro non ànno lasciato malo esemplo alli altri nelle dette cose; ma ànno lasciato buono e sì fatto, che la loro fama ancora luce. Et allegoricamente intendendo di quelli che sono nel mondo significa, che essendo già nell’inferno, quanto alla condizione et obbligazione per la infedelità, pur ànno lume; cioè fama di loro esercizi virtuosi: e questo non vede la sensualità, e però ne domanda Virgilio, cioè la ragione, che dichiara ciò.