Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/253

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   [v. 52-66] c o m m e n t o 209

muove uno dubbio a Virgilio; che se sono cherici, come dice elli, ne dovrebbe riconoscere alcuni che furono colpevoli, nel mondo, di sì fatti vizi, e però dice: Et io; cioè Dante dissi, s’intende: Maestro; cioè Virgilio, tra questi cotali; cioè tra questi chercuti che furono tutti guerci della mente, e che ànno usato avarizia soperchiamente, Dovre’io ben riconoscere alcuni, Che fur immondi; cioè non mondi, sozzati e brutti, di cotesti mali; cioè d’avarizia e prodigalità. Quasi dica: Bene ne dovre’ io riconoscere di quelli che sono stati nel mondo diffamati di sì fatti peccati, e farne qui menzione, come io ò fatto in alcuno luogo, delli altri. Et a questo risponde Virgilio, come appare qui appiè.

C. VII — v. 52-66. In, questi cinque ternari l’autor nostro finge la risposta che Virgilio fece al suo dubbio, che è detto di sopra; e perciò dice: Et elli; cioè Virgilio disse e rispose, s’intende, a me: Vano pensiere aduni; tu Dante, che ti maravigli che non ne riconosca, e che pensi di riconoscerne, non te ne maravigliare e non pensare di riconoscerne: ecco la ragione. La sconoscente vita; cioè ingrata e spiacente: però che l’avaro e il prodigo ad ognuno dispiace, che i fe sozzi; cioè li fece spiacevoli et odiosi, Ad ogni conoscenza or li fa bruni; cioè oscuri e sconosciuti; onde Boezio nel secondo libro della Filosofica Consolazione, dice: Siquidem avaritia semper odiosos, claros largitas facit. E per tanto mostra che non meritano fama, e però non sono da essere nomati. In eterno verranno alli due cozzi. Qui dimostra che loro pena dee essere eterna; cioè che non dee mai avere fine, e verranno a voltare pesi ai due punti del cerchio, come di sopra fu detto. Questi risurgeranno del sepulcro, Coi pugni chiusi; cioè li avari che sono da man ritta, e questi co’ crin mozzi; cioè li prodighi che sono da man sinistra. Mal dare; che è delli prodighi, e mal tener; che è delli avari, lo mondo pulcro; cioè vita eterna, À tolto loro; cioè a questi avari, e prodighi, e posto; cioè et à posto loro, a questa zuffa; de’ due zocchi, o vero cozzi, e del rimproverarsi l’uno all’altro: Quale ella sia; cioè se sia buona, o ria, o bella, o sozza, parole non ci appulcro; cioè non ci abbellisco parole, a dire com’ella sia fatta. Sogliono li retorici per onestare la cosa disonesta, abbellire con parole, sicchè Virgilio dice, che non intende di far così. Or puoi, figliuol, veder la corta buffa De’ ben, che son commessi alla Fortuna. Questo è notabile che Virgilio mostra a Dante de’ beni mondani, a’ quali la fortuna signoreggia; e può dire il testo, la corta buffa; cioè la brieve derisione; e può dire, l’accorta buffa; cioè la manifesta derisione, Perchè l’umana gente si rabbuffa; cioè si percuotono li uomini del mondo insieme ingiuriando, scacciando, battendo, et uccidendo l’uno l’altro. Che tutto l’oro, che è sotto la luna. Questo è pruova che la buffa corta,

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