Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/26

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xxii i n t r o d u z i o n e

lo abbia attinto e non vi si posi con lo intelletto. Per le quali ragioni tutte Dante, rappresentando i tre stati delle anime separate dal corpo, rappresentava insieme, secondo quella legge eterna, al senso ed alla ragione degli uomini le tre condizioni morali che possano avverarsi per tutta la vita umana nel mondo; e nel fine supremo, a che la vita debba essere indirizzata, trovava il principio organico che congiunge la speculazione e la pratica, sicchè le varie parti del sapere avessero ciascuna il suo luogo e tutte un ordine opportuno fra loro, e su queste fondamenta scientifiche sorgesse mirabilmente costituito il suo poetico universo. Virgilio e Beatrice sono la sapienza umana e divina secondochè l’una è sottoposta all’altra, e necessariamente la presuppone; e l’una con l’altra sono la teoria che debba regolare la pratica: Dante è l’uomo disposto a conformarsi ai loro insegnamenti che da Virgilio è ricondotto a Beatrice per grazia e comandamento di questa, e che, presa esperienza piena e cognizione del vizio e della virtù, si fa scala dell’ordin morale e di quello fisico alla contemplazione delle cose soprammondane e dell’Assoluto, e con la descrizione di questo supremo atto compie il suo itinerario dell’anima a Dio1.

Or nel Commento di Francesco da Buti, come in quello di altri espositori antichi, noi troviamo che il soggetto, o la causa materiale del poema, secondo la lettera è, lo stato delle anime dopo la separazione dal corpo, e secondo l’allegoria è il premio o la pena, a che l’uomo s’obbliga vivendo in questa vita per lo libero arbitrio2: il fine si è quello di arrecare li uomini viventi nel mondo dalla miseria del vizio alla felicità della virtù3: e il genere o la parte della

  1. Parole notissime di San Bonaventura, il quale pose questo titolo ad un suo libro.
  2. Pag. 6.
  3. Ivi.