Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/307

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 73-90] c o m m e n t o 263

occhi mi sciolse; cioè Virgilio a me Dante, che coperti me li avea con amendu’ le mani et avealo volto addietro per paura di Medusa, e disse; Virgilio a me Dante: Drizza il nerbo Del viso; cioè l’occhio che à uno nerbo, col quale si cala giuso et alza suso, su per quella schiuma antica; cioè della palude antica di Stige, Per indi; cioè per quel luogo, ove quel fummo è più acerbo; cioè oscuro. Come le rane. Qui appruova l’autore la similitudine posta di sopra con un’altra similitudine, che come le rane fuggon dinanzi al serpente infin che montano in su la ripa; cosi vide più di mille anime fuggire dinanzi all'angelo, e però dice: Come le rane; cioè li ranocchi, innanzi alla nimica Biscia; cioè al serpente, per l'acqua si dileguan tutte; qua e là, Fin ch’a la terra ciascuna s’abbica; cioè s’aggiugne; Vidi più di mille anime destrutte; cioè dannate ch’erano nella palude Stige, Fuggir così; come le rane, dinanzi ad un; cioè all'angelo, ch’al passo; cioè il luogo ov’era lo passaggio dell'anime sopra Stige, in sulla nave di Flegias, Passava Stige; cioè quella palude dell'inferno, con le piante asciutte; perchè non le bagnava in essa. E questa fizione è verisimile secondo la lettera, intendendo delli infernali che fuggono dinanzi alla presenzia dell’angelo, perchè non possono stare a vedere sua gloria e felicità; e che passasse la palude sanza bagnar le piante, s’intende che passò la palude dell'ira e dell’accidia sanza bagnarsi in essa; cioè sanza bruttarsi l’affezioni dei detti peccati. Et allegoricamente intendendo di quelli del mondo, si può dire che tutti i peccatori fuggono dinanzi alla presenzia dell’ angelo, quando passa tra loro; et elli passando tra loro non si brutta, anzi passa con le piante asciutte; cioè con le affezioni: imperò che essendo ora confermato in grazia non può volere, se non quello che piace a Dio.

C. IX — v. 82-90. In questi tre ternari l'autor nostro dimostra come da sè conobbe l’angelo, benché Virgilio li facesse segno, e quel che questo angelo facea, e quel che mostrava nella vista, dicendo: Dal volto; suo, l'angelo, rimovea quell'aer grasso; cioè oscuro, Menando la sinistra; cioè la mano manca, inanzi; a sè, spesso, E sol; cioè solamente, di quella angoscia; di menar la sinistra, parea lasso; quell'angelo che venia. Ben m’accors’io; cioè Dante, ch’elli era dal Ciel messo, E volsimi al Maestro; cioè a Virgilio, per veder quel che volea ch’ io facessi; et el; cioè Virgilio, fe segno; a me Dante, Ch’io stesse cheto et inchinassi ad esso; cioè facessili reverenza. Ahi quanto mi parea pien di disdegno! Dice, parea: chè quanto al vero non era se non d’ira, per zelo d’aempiere la volontà di Dio, contra coloro che volevano contrariare a lui. Venne alla porta; quello angelo, e con una verghetta; che recò in mano, L’aperse; cioè la porta, che non ebbe alcun ritegno; cioè alcuna chiusura che te-