Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/311

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ch’avea desiderio di vedere le condizioni che tal fortezza serrava, che sono superbia et invidia, le specie, compagne e figliuole loro, o le pene loro. E perchè delli altri peccati aviamo trattato di sopra, ponendo le lor diffinizioni, e le sue specie, figliuole e compagne, e li rimedi che si possono pigliare contra tal peccato; cosi vedremo ora della superbia e della invidia le quali si puniscono dentro alla città di Dite, nel cerchio vi, vii, viii, e viiii; ma prima, della superbia: imperò che della invidia si dirà ove è il suo luogo. E prima è da sapere che superbia, considerata largamente, è non volere sottomettersi a Dio. E per questo modo superbia è vizio 1 di tutti li peccati: imperò che ogni peccato, secondo che dice santo Agostino, è dipartimento da Dio, e convertimento alla creatura, e partirsi da Dio non è altro che non sottemettersi a Dio; adunque è vizio 1 di tutti i peccati. Ma superbia, presa strettamente, è immoderato amore di propia eccellenzia, e secondo altri è amore di propia eccellenzia, non ponendovi immoderato; et a questa seconda diffinizione si può ostare che pare che superbia non sia peccato e pruovasi cosi: L’appetito naturale delle potenzie dell’anima non è peccato; amore di propia eccellenzia è appetito naturale; e provasi così: L’appetito della potenzia ragionevole è nel vero; della irascibile è nell’onesto o vero eccellente; della concupiscibile è nel bene: adunque appetito d’eccellenzia non è peccato. A questo si risponde che l'appetito dell’eccellenzia o è naturale, o innaturale; se è naturale o è spirituale, o è personale; se è spirituale è buono c non è peccato: imperò che desiderare di essere più santo che tutte l'altre creature non è peccato; se è personale ancor non è peccato: imperò che desiderar l’uomo d’essere eccellente sopra li animali non ragionevoli non è peccato: imperò che cosi disse ldio al primo uomo: Dominamini piscibus maris. Se è innaturale allora è di soprastare li altri uomini 2; ma a bruti, et ancor questo à divisione: imperò che desiderandosi solo per aver signoria è peccato; desiderandosi per far prò a’ sottoposti non farebbe peccato. E superbia, considerata strettamente, ancor può essere vizio di tutti peccati: però che lo lussorioso desidera d'avanzare li altri lussuriosi in lussuria; e lo goloso in gola, e così delli altri; e dividesi così in due specie: imperò che ella è o interiore, o esteriore: e se è interiore o è nello affetto o è nell'intelletto; se è nell'intelletto è in quattro modi. Prima, quando l’uomo intende d’avere da sè lo ben che egli à, o quando intende d'averlo da Dio; ma per suoi meriti, o quando si reputa d’avere

  1. 1,0 1,1 C. M. è inizio di tutti li peccati:
  2. C. M. li altri uomini: imperò che Dio non disse che soprastesse alli altri uomini;