Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/369

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   [v. 16-27] c o m m e n t o 325

figliuolo che fu chiamato Minotauro e reputavasi figliuolo dal re Minos, e che dopo il re Minos succedette nel reame questo Minotauro, al quale fu posto questo nome Tauro per la vita viziosa e bestiale ch’elli tenea: imperò ch’elli era iracundo, violento e bestiale in verso lo prossimo et in verso sè, et in verso Idio: come lo toro 1 à questa natura che combatte con li altri tori per amore tanto, che li caccia dalla pastura, e quel che è cacciato sì percuote nelli arbori et in ciò che si truova innanzi per dolore e così si tormenta, e così fece lo Minotauro che disfece li suoi sudditi trattandoli bestialmente, e finalmente sè medesimo: imperò che venendo Teseo re delli Ateniesi contra Creta per vendicarsi, prese questo Minotauro et ucciselo e menonne seco le sue sirocchie 2. Finge l’autore che questo mostro del Minotauro fosse posto per li demoni a guardia in su l’entrata del vii cerchio, ove si puniscono li violenti, perchè in costui si notano le tre spezie della violenzia procedenti o da malizia, o da bestialità: imperò che in quanto dice che è uomo s’intende la malizia; in quanto dice che è toro s’intende la bestialità, e lo toro sta di sopra perchè la bestialità soperchiò in lui; et in quanto dice l’autore l’infamia di Creti, intende per questo la violenzia inverso il prossimo; in quanto dice che si morse, intende la violenzia in sè medesimo; et in quanto dice che saltellava, intende la violenzia contra Dio: imperò che solo lo toro, secondo li autori ricalcitrava alcuna volta ai sacrifizi delli idii; e però seguita: E quando vide noi; cioè me Dante e Virgilio, sè stesso morse; cioè lo Minotauro; e qui si figura la violenzia contra sè medesimo, Sì come quei, cui l’ira dentro fiacca. Qui si dimostra che ben che la violenzia nasca da superbia, à per sua compagna l’ira sempre, come è chiaro a chi considera la violenzia; e notantemente dice fiacca: imperò che l’ira 3 sì rompe l’animo dalla sua costanzia e dal dovere.

C. XII — v. 16-27. In questi quattro ternari finge l’autore come Virgilio sgridò lo Minotauro, acciò che non impedisse lo loro discenso, e confortò Dante che discendisse 4, colto luogo e tempo, dicendo così: Lo Savio mio; cioè Virgilio, in ver lui; cioè verso il Minotauro, gridò: Forse Tu credi, che sia qui il Duca d’Atene; cioè Teseo, Che su nel mondo la morte ti porse? Questo è noto per quel che fu detto di sopra. Partiti, bestia; dice Virgilio al Minotauro, che questi non viene Ammaestrato dalla tua sorella; cioè da Arianna. Ancor questo è noto per quel che fu detto di sopra. Ma vassi per veder le vostre pene; cioè de’ violenti, del numero de’ quali se’ tu Minotauro; e fa

  1. C. M. come è il toro: lo toro à questa
  2. C. M. le suoe suori.
  3. C. M. che per l’ira si rompe
  4. C. M. discendesse, - e il nostro Codice - discendisse - che potrà essere una delle consuete riduzioni di verbi presso i nostri antichi. E.