Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/425

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giustizia, non volendosi sottomettere a lui, à in dispetto ognuno et Idio principalmente: e per avversità o per pena che li avvenga non si doma; ma ancora viene alla spezie dell’ira, e bestemmia 1 Idio e mettelo a dispetto. E perchè queste condizioni sono nelli peccatori di sì fatta condizione nel mondo, però moralmente le finge qui, intendendo di quelli del mondo; e per fare verisimile la lettera per conveniente pena a sì fatti peccati, finge che sieno puniti nel fuoco, come fu detto di sopra, e come ora dice di Capaneo.
     C. XIV — v. 49-60. In questi quattro ternari l’autor finge che quell’anima, della quale domanda Virgilio, se li manifestò per lo vizio suo e per la sua morte, dicendo: E quel medesmo; del quale io domandava, che si fu accorto, Ch’io; cioè Dante, domandava il mio Duca di lui; cioè Virgilio, Gridò: Qual io fu’ vivo, tal son morto; cioè com’io fu’ superbo e violento vivo, così son morto. Se Giove; cioè lo sommo Idio, stanchi il suo fabbro; cioè Vulcano, il quale secondo le fizioni poetiche si dice fabricare le saette di Giove, da cui; cioè dal quale, Crucciato; cioè Giove contra me Capaneo, prese la folgore acuta; cioè la saetta acuta, Onde l’ultimo di’; della mia vita, percosso fui; cioè io Capaneo; E s’elli stanchi; cioè Giove, li altri; fabbri che sono con Vulcano, a muta a muta; cioè scambiandoli a brigata a brigata, in Mongibello; cioè nell’isola chiamata Vulcano, che è presso a Mongibello, alla fucina negra; cioè alla fornace ove è la fuliggine nera, Chiamando; Giove: Buon Vulcano, aiuta, aiuta; a fare vendetta di questo violento, Sì com’el fece; qui fa la similitudine che Giove faccia come fece, quando combattè contra a’ giganti, e però dice: alla pugna di Flegra; cioè di quel monte, ove li giganti si ragunarono e feciono deliberazione di pigliare il cielo, E me saetti; cioè me Capaneo, con tutta sua forza; cioè con quanto potere elli à, Non ne potrebbe aver; Giove di me, vendetta allegra; cioè che il saziasse: però ch’io non mi mosterrei mai di crucciarmene 2, et a lui non mi arrenderei. Sogliono li uomini mondani quando fanno vendetta di loro nemici avere allegrezza, quando li veggono bene di quindi appenati. E qui è da notare che l’autore parla secondo la condizione della persona introdotta, e però dice vendetta: chè quella di Dio non è vendetta; ma giustizia: ancora Idio non è mutabile; ma è sempre contento, perchè a lui niente manca: ch’egli è perfezione d’ogni bene, e però, secondo la condizione della persona introdotta, disse allegra vendetta. Qui sono da notare due favole 3, la prima di Vulcano, la seconda de’giganti; ma perchè questa è nota, la toccherò sotto brevità. Quanto della prima, dicono i poeti che Giunone moglie di Giove volle provare, se essa sola potes-

  1. C. M. biastima
  2. C. M. di curarmene,
  3. C. M. due faule,