Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/457

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tua propria costellazione; et oltra questo ser Brunetto li dice delle persecuzioni che dè avere, dicendo: Ma quello ingrato popolo e maligno; cioè fiorentino; e che s’intenda d’esso lo dimostra quel che seguita, Che discese di Fiesole ab antico; cioè è gran tempo, Fiesole fu una città posta in su uno monte 1 molto alto, presso a Fiorenza a tre miglia; della qual città uscirono certi cittadini, li quali insieme con certi cittadini usciti di Roma edificarono primamente Fiorenza; e poi che Attila la disfece, li Fiesolani dierono grande impaccio a quelli che la vollono reedificare, e non l’avrebbono potuta reedificare, se non ch’ebbono la forza dello imperadore e de’ Romani; ma poi si vendicarono de’ Fiesolani in processo di tempo sì, che disfeciono la città, E tiene ancor del monte; cioè della superbia significata per lo monte; e questo dice quanto alla lettera, perchè Fiesole 2 fu in monte, e del macigno; cioè dell’asprezza e durezza: imperò che la macina è aspra e dura, e così è lo popolo fiorentino, dice ser Brunetto; cioè superbo, aspro e duro, in quanto tiene di quella natura montanina e fiesolana, Ti si farà; a te Dante, per tuo ben far, nimico; cioè, per favoreggiare lo bene comune e per difendere la libertà, come fu detto di sopra nel x canto; Et è ragion; che ti si faccia nimica 3: imperò che i buoni non sono amati da’ rei, chè; cioè imperò che, tra li lazzi sorbi; cioè aspri, Si disconvien fruttare al dolce fico; cioè non si convien che il fico, che è dolce, frutti tra li sorbi che sono aspri; e così per simile non si conviene che tu, che se’buono e dolce, stii tra’ Fiorentini che sono aspri e rei. Et occorre qui uno dubbio; come induce Dante ser Brunetto a dir qui che dovesse venire quello, che era già stato? A che si dee rispondere che questo è comune de’ poeti di dire le cose state, come se fossono a venire; ma ben le dicono per modo, che pare che abbino a venire, come ora mostra qui Dante che ser Brunetto dicesse, secondo ch’elli s’avvide in fin ch’elli vivea, che allora non erano ancora le cose avvenute; ma quando l’autore compose questa opera, erano avvenute. E se altri opponesse che, quando Dante finge che avesse questa fantasia nelli 35 anni della sua vita, non erano queste cose avvenute, puossi rispondere che non fece lo libro, la notte che ebbe la fantasia, che sarebbe impossibile; ma fecelo poi in parecchi anni, et aggiunse al suo libro e tolsene, secondo che le cose avvenivano in fino ch’ebbe corretto lo libro a suo modo 4. Ancora è da notare che l’autore in questo parlare di ser Brunetto usa uno colore, che si chiama denominazione in latino, et in greco metafora; quando una dizione si tramuta dal suo

  1. C. M. monte non molto alto presso a Fiorenza per millia . .; della quale
  2. C. M. Fiesoli
  3. C. M. nimico
  4. Le correzioni della prima cantica erano già compiute nell’ottobre del 1308, dopo il qual tempo Dante si condusse a Parigi. E.