Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/470

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426 i n f e r n o   xvi.

insieme si partirono della sua schiera, che passava su per la rena calda sotto la brazia o vero pioggia della fiamma, e veniano inverso Dante, e ciascuna gridava a Dante: Scostati 1 tu, che all’abito esser mi pari cittadino d’alcuna rea città. E dolendosi l’autore della condizione loro, dice: Aimè! che piaghe vidi nelli membri loro nuove e vecchie, fatte dal fuoco: ancor me ne duole pur a ricordarmene 2; et a questo grido dice che Virgilio si fermò e volsesi in verso Dante e disse: Or aspetta: a costoro si vuole essere cortese; e se non fosse il fuoco, io direi che meglio stesse a te Dante andare a loro, ch’ellino venire a te. E restatisi Virgilio e Dante, quell’anime incominciarono l’antico verso; cioè Hei, che è verso di dolore. E quando furono giunti a loro, feciono tutti e tre una rota di loro, et andavano in cerchio l’uno dietro all’altro, tenendo il volto riverso 3 Dante, come andavano li campioni nudi et unti al giuoco della palestra anticamente, innanzi che s’afferrassono l’uno dietro all’altro, per pigliar vantaggio della presa 4. Et incominciò l’uno a parlare e disse: Benchè miseria di questo luogo renda in dispetto noi e li nostri prieghi e il nostro tristo aspetto; niente di meno la nostra fama ti pieghi a dirci chi tu se’, che vai sì sicuro per l’inferno; et aggiugne: Se tu vuogli sapere chi noi siamo, io tel dirò: Costui che mi va inanzi, benchè vada nudo e pelato, fu di maggior grado che tu non credi, ch’elli fu nipote della buona Gualdrada et ebbe nome Guido Guerra, et in sua vita fece assai col senno e con la spada; l’altro che trita la rena appresso di me è Tegghiaio Aldobrandi, la fama del quale nel mondo dovrebb’essere aggradita; et io che sono posto con loro a questi tormenti, sono Iacopo Rusticucci; e certo la fiera moglie ch’io ebbi mi nuoce più che altro. Et aggiugne Dante che s’elli fosse stato difeso dal fuoco, elli si sarebbe gittato tra loro di sotto all’argine, e credo, dice, che Virgilio me l’avrebbe sofferto; ma per ch’elli si sarebbe abbruciato paura vinse la sua buona voglia che lo facea desideroso d’abbracciarli, et aggiugne ch’elli rispondesse a loro, che non dispetto; ma doglia lo prese tale che tardi esce della mente sua, quando Virgilio li disse parole, per le quali elli comprese che tali fossono, quali egli erano: e rispose loro ch’elli era della loro terra, e che sempre lo loro operare e li onorati loro nomi sempre con affezione à ascoltati e scritti, e che lascia lo fiele e va per li dolci pomi che li sono stati promessi per lo verace duca; ma in prima li conviene discendere infino al centro della terra, ov’elli pone essere lo Lucifero: e finisce l’inferno, e questa è la sentenzia litterale. Ora è da vedere lo testo con la esposizione morale.

  1. C. M. Sostati tu,
  2. C. M. pur accordandomene;
  3. C. M. inverso Dante,
  4. C. M. della presa andava. Et incominciò