Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/472

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428 i n f e r n o    xvi. [v. 19-27]

me Dante, pur ch’io me ne rimembri; quasi dica: Pur lo raccordare mi duole ora, non che 1 allora lo vedere. Alle lor grida; cioè di loro tre, il mio Dottor 2 s’attese; cioè Virgilio si fermò; Volse il viso ver me; cioè verso me Dante, et: Ora aspetta, Disse; Virgilio a me Dante; a costor si vuole esser cortese; cioè si conviene a te Dante d’essere cortese, perchè furono uomini d’autorità: E se non fosse il fuoco, che saetta La natura del loco; nel qual sono, io; cioè Virgilio, dicerei Che meglio fosse a te; Dante, ch’a lor; de’quali fu detto di sopra, la fretta; cioè di conoscerli e d’andare però verso di loro, ch’ellino di venire a te: imperò che a te Dante è utile a conoscerli, et a loro non è utile a conoscer te; ma sì di farsi conoscere. Et è qui da notare che conoscere Dante loro era utile a Dante per due cagioni; l’una, per metterli in nota nella sua opera; l’altra, perchè moralmente parlando, era utile a Dante di conoscere e fare conoscere le persone viziose e la loro pena, per guardarsi dal lor vizio: et a loro non era utile di farsi conoscere e di conoscer Dante, se non per farsi nominare; della qual cosa si mostrano vaghi non per lo vizio; ma per la virtù che fu in loro, come appare di sotto. Et ancora per lo vizio può l’autore fingere che fossono vaghi d’essere nominati in tanto, che sappiendosi la loro pena correspondente al lor vizio, chi avesse preso malo esempro dal loro, se ne rimarrebbe et ammendrebbesi, e così non accrescerebbe loro la pena, come appare nell’evangelio di Lazaro e del ricco. Puossi notare secondo la lettera uno bello costume; che alle persone degne d’onore si dee andare incontro, se già non vi fosse impedimento. Sopra quella parte, quando dice: a costor si vuole esser cortese, si dee notare ch’alle persone virtuose, benchè sieno macchiate d’alcuno vizio, si vuole fare onore per amore delle virtù, e non del vizio. Et in quanto dice: se non fosse il fuoco, si dee notare allegoricamente che la ragione detta alla sensualità, che con le persone infette d’alcuno vituperoso vizio non si dee avere desiderio d’usare, a ciò che la conversazione non corrompa colui che è netto; ma pur se alcuna volta l’uomo non le può schifare, onori la virtù, se punto n’è in loro; ma non lo vizio, et aspetti loro, e non vada a loro.

C. XVI — v. 19-27. In questi tre ternari l’autor nostro finge come questi tre stettono per nuovo modo a parlar con lui, non levandosi dal lor debito; cioè d’andar continuamente, dicendo: Ei; cioè ellino, cominciar, come noi; cioè Virgilio et io Dante, ristemmo; cioè ci fermammo, hei! Questo hei è intergezione secondo lo Grammatico e significa dolore, come ai, L’antico verso; cioè l’antico lor modo: imperò che quando il foco cadea sopra loro, o s’accendea

  1. C. M. non che mi dolesse allora
  2. C. M. il mio Duca