Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/478

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434 i n f e r n o   xvi. [v. 79-90]

abbi lunga vita; e fagli questo scongiuro, per invitarlo 1 a dire il vero, e ben dice conduca, che è vocabolo grammaticale e significa tenere a prezzo le cose altrui: e veramente l’anima nostra sta nel corpo nostro, come sta l’uomo in casa altrui che ne li conviene uscire quando il signore della casa vuole; così l’anima n’esce, quando vuole Idio che gli à prestato et accomandato così fatto albergo, rispose quelli allora; cioè messer Iacopo alla risposta che diede di sopra l’autore, et aggiugne un altro scongiuro, E se la fama tua; cioè di te Dante, dopo te; cioè dopo la tua vita corporale, luca; cioè risplenda; e questo dice, perchè tutti li poeti sono vaghi di gloria, e però dicono che Pales 2 che s’interpetra gloria, è la idia de’ pastori, Cortesia e valor, dì, se dimora Nella nostra città; cioè in Fiorenza, sì come sole; cioè al tempo nostro, O se del tutto se n’è gita fuora; della nostra città sì, che non vi sia più nè cortesia, nè valore? E qui si dee notare che cortesia è, secondo che dice il Filosofo nell’Etica, virtù reprimente l’avarizia e temperante la prodigalità: ella sta in mezzo tra l’avarizia e la prodigalità; onde si può dire parcità, che è dare quel che si dee, e tenere quel che si dee: e valore è, secondo lo predetto Filosofo, volonteroso pigliamento delle cose malagevoli, e tanto vale quanto magnanimità 3 e presunzione; e però dice lo Filosofo nel predetto libro: Magnanimità è virtù reprimente 4la pusillanimità, e temperante la presunzione. Et è da notare che la cortesia al tutto caccia l’avarizia 5 e tempera la prodigalità; e così la magnanimità caccia la pusillanimità e contempera la presunzione. Et aggiugne la cagione perchè ne domanda, dicendo: Chè; cioè imperò che, Guiglielmo Borsiere; questi fu ancor valoroso cittadino di Fiorenza, et ebbe tutti li onori che dare si poteano alli valorosi cittadini, e fu del casato de’ Borsieri; e finge l’autore che fosse 6 macchiato ancora di quello abominevole vizio, il qual si dole Con noi per poco; cioè lo quale è poco che venne a stare nel nostro girone, a sostenere dolore del peccato commesso insieme con esso noi: questo dice, perchè poco era ch’era morto, e va là coi compagni; cioè nostri, i quali aviamo lasciati andare, Assai ne cruccia; cioè ne turba, e fa crucciar 7 noi di quello ch’io t’ò addomandato, con le sue parole. Il parlare di Guglielmo in questa parte si dee intendere che fosse, che più era cortesia e valore ora in Fiorenza, che non era stato al tempo loro; e però se ne crucciavano, perchè ciascuno è lodatore delle cose sue e del tempo suo; e questo finge l’autore non sanza cagione: imperò che come porrà che in purgatorio

  1. C. M. per incitarlo
  2. C. M. Palas s’interpreta gloria, è dia
  3. C. M. magnanimità, e sta mezzo tra pusillanimità e presunzione;
  4. C. M. esprimente
  5. C. M. l’avarizia e contempera
  6. C. M. fosse infetto ancora
  7. C. M. corrucciare noi