Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/49

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mente nella città di Pisa: imperò che valentissimi uomini sopra ciò altamente et ampiamente ànno scritto, siccome richiede l’altezza della materia e il modo del parlare del prefato autore, i quali a me sarebbe impossibile non che avanzare; ma solamente agguagliare. Ma credendo a’ conforti incitativi delli amici e massimamente delli uditori, ai quali per la continuanza, la lezione mostrava essere piaciuta, dicenti che diversi sono li appetiti dell’animo, siccome del gusto, et a chi piace uno modo di dire, et a chi un altro: e che impossibile sarebbe uno piacere a tutti, e che a me dee bastare di contentare alcuna parte delli uomini studiosi, aggiugnendo ancora altre suasioni da muovere ogni modesto e temperato animo; e sì per piacere a loro et alli altri che si dilettano di brevità e stanno contenti solamente alla manifestazione del testo col senso allegorico, ovvero morale; e sì per dare aiuto a tutti coloro che del detto autore prendono diletto, per la narrazione litterale e storiale, quanto in me sarà, ò preso ardire favoreggiandomi 1 la divina bontà, la quale in questo principio chiamo divotamente, domandando lo suo aiuto sì, che mi presti grazia di cominciare nel suo santissimo nome: sperando quindi potere seguire et all’ultimo fine recare la mia pura e buona intenzione. La quale non è per derogare all’onore d’alcuno; ma per crescerlo, satisfacendo a tutti coloro che di ciò sono stati desiderosi, manifestando in prima che io non intendo nel mio dire fare allegazioni d’autorità, nè pruove, se non ove fia mestiere per lo detto del testo: conciò sia cosa che in questa opera io intenda ad acconcia brevità, della quale ò veduti sempre tutti li più uditori e sofficienti uomini essere desiderosi, a’ quali intendo in questo, quanto mi fia possibile, compiacere.

Sì come dicono tutti li esponitori nelli princìpi delli autori, si richiede di manifestare tre cose principalmente; cioè

  1. C. M. abbo preso a dire favoreggiantemi.