Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/526

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   482 i n f e r n o   xviii. [v. 82-99]

Attendi, e fa che feggia; cioè si dirizzi, Lo viso in te di questi altri mal nati; che non li ài ancor veduti; e dice mal nati, perchè sono dannati alle pene eterne: mal nato è chi è dannato. A’ quali ancor non vedesti la faccia; et assegna la cagione, Però che son con noi insieme andati; quando venimmo oltre, verso man manca. Del vecchio ponte; in sul quale eravamo già montati, guardavan; io Dante e Virgilio, la traccia; cioè la brigata e multitudine grande, Che venia verso noi; cioè verso Virgilio e me Dante, dall’altra banda; cioè dall’altra ripa, che quella onde eravamo iti, E che la ferza similmente scaccia: imperò che così erano sferzati, come li altri dell’altra ripa. E questo è convenevole quanto a quelli dell’inferno, e secondo la lettera: imperò che come ànno stigato e sollicitato le femine a scorrere nel vizio della lussuria; così scorrano ellino al dolore et alla pena, infestati dalle battiture del dimonio. Et allegoricamente, quanto a quelli del mondo, questa ferza è l’appetito della lussuria, alla 1 quale sempre lo demonio stiga l’uomo con le sue tentazioni, come detto fu di sopra.

C- XVIII — v. 82-99. In questi sei ternari l’autor nostro finge che Virgilio, sanz’essere domandato da lui, li dimostrò Giasone; onde dice: Il buon Maestro; cioè Virgilio, sanza mia dimanda; cioè di me Dante, Mi disse: Guarda quel grande che viene; in verso noi, s’intende, E per dolor non par lagrima spanda; e per questo dimostra l’autore che stava sdegnoso e superbo: imperò che nell’inferno no si può porre virtù. Quanto aspetto reale ancor ritene; cioè come ancor nell’apparenzia sua è onorevole, e quanta apparenzia reale à ancora, con tutto che sia in inferno! Quelli è Giason. Ad evidenzia di questo è da sapere la storia di Giasone. Dice Ovidio, Metamorfoseos, che Esone e Pelia furono fratelli e furono re in Grecia, et Eson ebbe uno figliuolo che fu chiamato Giasone, che fu molto savio e gagliardo. E Pelias non avea se non figliuole femmine, onde temendo che il figliuolo d’Esone; cioè Giason suo nipote, li togliesse lo regno perchè il conoscea animoso, si pensò di farlo morire mandandolo a luoghi pericolosi degni di fama; e però lo mandò all’isola di Colco, ad acquistare il montone ch’avea 2 il vello dell’oro, ch’era pericolosa cosa: imperò che il guardava un dragone ch’uccideva chiunque v’andava. Questo Giason, come animoso, prese l’andata e fece una nave grandissima che fu chiamata Argos, e dicono i poeti che fosse la prima nave ch’andasse per mare, e questo può essere vero, quanto alla contrada: chè nell’altre contrade n’erano ite assai innanzi per mare, e ben che si chiami nave per general vocabolo, ella fu una galea. E messosi in viaggio con valentissimi uomini di Gre-

  1. C. M. con la quale
  2. C. M. ad acquistare lo vellio de l’oro,