Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/534

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490 i n f e r n o

49Io stava, come il frate, che confessa
      Lo perfido assassin che, poi ch’è fitto,
      Richiama lui, perchè la morte cessa.
52Et el gridò: Se’ tu già costì ritto,
      Se’ tu già costì ritto, Bonifazio?
      Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
55Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,
      Per lo qual non temesti torre a inganno
      La bella Donna, e poi da farne strazio?1
58Tal mi fec’io quai son color che stanno,
      Per non intender ciò ch’è lor risposto,
      Quasi scornati, e risponder non sanno.2
61Allor Virgilio disse: Dilli tosto,
      Non son colui, non son colui che credi;
      Et io rispuosi come a me fu imposto.
64Per che lo spirto tutto storse i piedi,3
      Poi sospirando, e con voce di pianto,4
      Mi disse: Dunque che a me richiedi?
67Se di saper chi io sia ti cal cotanto,
      Che tu abbi però la ripa corsa,
      Sappi, ch’io fu’ vestito del gran manto:
70E veramente fui figliuol dell’orsa,
      Cupido sì, per avanzar li orsatti,
      Che su l’avere, e qui mi misi in borsa.5
73Di sotto al capo mio son li altri tratti,
      Che precedetter me simoneggiando,
      Per le fessure della pietra piatti.6

  1. v. 57. C. M. poi di farne
  2. v. 60. C. M. stornati,
  3. v. 64. C. M. tutti storse
  4. v. 65. C. M. Poi sospirando, con voce
  5. v. 72. C. M. e qui me missi in borsa.
  6. v. 75. C. M. Per la fessura