Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/536

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492 i n f e r n o

106Di voi Pastor s’accorse il Vangelista,
      Quando colei, che siede sopra l’acque
      Puttaneggiar coi regi a lui fu vista:
109Quella, che con le sette teste nacque,
      E dalle dieci corna ebbe argomento,
      Fin che virtute al suo marito piacque.
112Fatto v’avete Idio d’oro e d’argento:
      E che altro è da voi all’idolatre,1
      Se non ch’elli uno, e voi n’orate cento?
115Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,2
      Non la tua conversion; ma quella dote
      Che da te prese il primo ricco patre!2
118E mentre io gli cantava cotai note,
      O ira o coscienzia che il mordesse,
      Forte spingava con ambo le piote.
121Io credo ben che al mio Duca piacesse,
      Con sì contente labbie sempre attese3
      Lo suon delle parole vere espresse.
124Però con ambo le braccia mi prese;
      E poi che tutto su mi s’ebbe al petto,
      Rimontò per la via onde discese:
127Nè si stancò d’avermi a sè distretto,
      Sì men portò sopra il colmo dell’arco,
      Che dal quarto al quinto argine è tragetto.4
130Quivi soavemente spuose il carco,
      Soave per lo scoglio sconcio et erto,
      Che sarebbe alle capre duro varco:
133Indi un altro vallon mi fu scoperto.

  1. v. 113. Idolatre; dal singolare idolatra, come in antico si costumava una simile declinazione in parecchi nomi di maschio. E.
  2. 2,0 2,1 v. 115. 117. Matre, patre; voci naturali e primitive, nelle quali in processo di tempo, a cagione di maggior dolcezza il t fu cambiato in d. Matteo Spinello disse « venente lo patre », e non dettava in rima. E.
  3. v. 122. Con sì contenta labbia
  4. v. 129. C. M. è traietto.