Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/572

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   528 i n f e r n o   xx. [v. 61-81]

pere che Manto fu figliuola di Tiresia, del quale fu detto di sopra che fu re di Tebe e fu auguriatore, e venuta la città in suggezione di Teseo re d’Atene, partissi quindi et andò errando con sua gente; e finalmente pervenne in Italia; cioè in Lombardia, e posesi quivi ove è ora Mantova, e fu chiamata Mantova del nome Manto; e perch’ella fu augure, però finge l’autore ch’ella sia tra questi dannati. Et ancora è da vedere, perchè Tebe fu chiamata la città di Bacco, e com’ ella divenne serva. E quanto al primo dice Ovidio che Semele fu una delle reine di Tebe, la quale ingravidò di Giove, e di lei nacque uno figliuolo lo quale fu deificato e chiamato Liber pater, e per altro nome Bacco, e fece grandissimi fatti, et accrebbe e tenne in buono stato la città di Tebe. E poi che fu deificato 1, secondo Stazio, fu autore e difenditore della detta città, e però fu chiamato Tebe la città di Bacco. E quanto al secondo, dice Stazio che poi che Polinice et Eteocle figliuoli del re Edipo si uccisono con avvicendevoli ferite nella singulare battaglia, li Tebani ebbono per loro re Creonte lo quale vietò a’ Greci che v’erano stati ad assedio, che non potessono seppellire li loro morti: imperò che dopo la morte di quelli due fratelli, lo esercito si partì a rotta. Et avvenne caso 2 in quel tempo; Teseo re d’Atene tornò con vittoria del regno delle Amazonide e menonne seco la reina Ippolita; onde essendo ancora in sul carro, tornando nella città si lamentarono i suoi di Creonte. Onde egli indignato mosse l’esercito et andò a Tebe, e vinse Creonte e soggiogò la città e fecela tributaria alli Ateniensi, et allora diventò serva; et allora Manto, ch’era della progenie di Creonte, se ne partì et andonne per lo mondo.

C. XX — v. 61-81. In questi sette ternari l’autor nostro finge che Virgilio facesse una digressione dalla materia, per narrare l’origine di Mantova della quale città nacque esso Virgilio. Dice adunque così, descrivendo lo lago di Garda: Suso; cioè nel mondo, in Italia bella; così Virgilio la determina nella sua Eneida, e da tutte le gente 3 ch’ànno intendimento, si reputa l’Italia il più bello paese del mondo, giace un laco; questo si chiama ora lo lago di Garda, denominato del monte a piè del quale è, A piè dell’Alpe, che serra la Magna; cioè divide la Magna della 4 Lombardia, e dentro da quell’Alpe è la Magna, Sopra Tiralli; cioè più in su che Tiralli, ch’è una città del Piemonte 5, che à nome Benaco; questo lago così si solea chiamare; ma ora si chiama, come detto è, lo lago di Garda. E descrive l’autore ora quello luogo, usando quel colore che in greco si chiama

  1. C. M. deificato,
  2. C. M. caso che in quel
  3. Gente, ed altrettali nomi sono configurati alla declinazione latina, che dà gentes al plurale. E.
  4. C. M. dalla
  5. C. M. Piamonte,