Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/576

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è fatta e che si dee chiamare tragedia: con ciò sia cosa che tratti1 de’ fatti de’ principi, e comincia dalle cose liete e finisce nelle triste et avverse. Tragedia è poema più nobile che tutti li altri: però che in alto stilo, e tratta della più alta materia che si possa trattare; cioè delli idii e de’ re e delli principi, et incomincia da felicità e termina in miseria; et interpetrasi Tragedia, canto di becco: chè come il becco à dinanzi aspetto di principe per le corna e per la barba, e dietro è sozzo mostrando le natiche nude, e non avendo con che coprirle; così la tragedia incomincia dal principio con felicità e poi termina in miseria; e però tra li altri doni, che si davano a’ recitatori 2 della tragedia, si dava il becco. in alcun loco; cioè nel secondo libro, ove induce a parlare Sinone greco, dicente così: Suspensi Euripilum scitatum oracula Phœbi Mittimus, hisque aditis haec tristia dicta reportat. Sanguine ec. - Ben lo sai tu; Dante, che l’alta Tragedia lo nomina così, che la sai tutta quanta; ecco che l’autore si dà lodo di sapere tutto 3 l’Eneida di Virgilio che, benchè finga che parli Virgilio, le parole sono pur di Dante; onde molti vorrebbon riprender l’autore che non fece bene ad inducere Virgilio che lodasse la sua opera e lodasse Dante. Et a questo si può rispondere che, quando l’uomo parla per la verità e non per fine di loda, è licito a ciascuno manifestare e dire le sue buone opere: imperò Boezio nel primo libro della Filosofica Consolazione dice: Scis me haec et vera perferre, et in nulla unquam mei laude jactasse. Minuit enim quodammodo se probantis conscientiae secretum, quoties ostentando quis factum recipit famae precium. Nella quale autorità appare che l’uomo non si dee lodare, per avere pregio di fama; ma per la verità; cioè per manifestare et approvare la verità ad altrui, e così fa qui l’autor nostro. E per aver notizia di quello che detto fu di sopra, è da sapere che, quando Agamenon e Menelao andarono a vendicarsi della rapina d’Elena, donna di Menelao ch’era stata rapita da Paris figliuolo del re Priamo di Troia, per vendetta di Ensionia 4 sirocchia del detto re Priamo, rapita alla prima distruzione di Troia da Telamone 5, menarono seco tutta la Grecia e ragunaronsi in Aulide e menarono seco Calcanta et Euripilo auguratori, a ciò che predicessono loro ogni cosa che dovesse avvenire. E quando lo stuolo si venne a muovere ch’erano bene mille navi, aspettarono prima il punto e l’ora che fosse felice, secondo il detto d’essi auguratori, et allora si tagliò la prima fune con che era legata la nave dell’imperadore.

  1. C. M. tragedia perchè tratta de’
  2. C. M. a’ retorici della
  3. Tutto è qui adoperato a mo’ di ripieno, e però indeclinato. E.
  4. C. M. Esiona suore del ditto re
  5. C. M. Talamone,